Gioco
Spalletti, artigiano del calcio. Ma la rosa non è da scudetto
Viaggiano a forza 5 Napoli e Inter, con la "manita" a poche ore di distanza come a voler rivendicare il ruolo di anti-Juve.I partenopei sono abbonati alle posizioni di vertice, più sorprendente...
Viaggiano a forza 5 Napoli e Inter, con la "manita" a poche ore di distanza come a voler rivendicare il ruolo di anti-Juve.
I partenopei sono abbonati alle posizioni di vertice, più sorprendente potrebbe sembrare l'exploit dei nerazzurri, ma in fondo non c'è nulla di cui meravigliarsi.
C'è invece da sottolineare il lavoro certosino di Spalletti, un "artigiano del calcio" capace di migliorare la materia prima che ha a disposizione. Un percorso partito da lontano, portato avanti con qualche affanno, ma che ora sta dando i suoi frutti.
Joao Mario è l'emblema di questa metamorfosi: già con le valigie in mano, è stato recuperato con il coinvolgimento e il reinserimento in squadra. La crescita dell'Inter si misura proprio con la rivalutazione di elementi apparentemente dimenticati: chiamati in causa dopo molto tempo, avrebbero potuto deludere, invece stanno portando un contributo fondamentale.
La ricetta di Spalletti si basa sul lavoro serio e quotidiano. Così i nerazzurri potranno tornare ai livelli del passato.
Difficile però che possano lottare per il titolo fin da quest'anno: il gap è ancora importante, ma non sta tanto nell'11 titolare, quanto nella rosa completa.
Allegri sceglie tra una gamma infinita di fuoriclasse, Spalletti pesca altrettanto bene dalla panchina, ma non ha 22 super giocatori come i bianconeri.
Le scelte di Allegri sono sicure, quelle di Spalletti devono essere costruite.
Per questo servirà più tempo per limare il distacco. Anche il Napoli versione-Ancelotti ricorre a tutti i suoi effettivi a disposizione, eppure continuo ad avere qualche dubbio.
I risultati sono nella norma, nel senso che il tecnico ha ereditato una squadra da 91 punti.
Può anche essere che questa continua rotazione consenta ai partenopei di ritrovarsi più in forma nella seconda parte di stagione.
Ma c'è un però. Ancelotti ha mantenuto solo un pizzico della organizzazione maniacale di Sarri, poi ha trasformato la monotonia del gioco in fantasia: meno ripetizione, più imprevedibilità. Meno schemi, più estro individuale.
Plausibile, ma la minore organizzazione potrebbe essere un limite contro le grandi. Bisognerà vedere quale piatto della bilancia peserà di più.
La rivoluzione ancelottiana pagherà? Può darsi. Intanto, però, il primo scontro diretto lo ha vinto la Juventus...
(a cura di Giorgio Carlini)
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