Il Tirreno

Livorno

i tifosi 

La Curva non molla e applaude anche alla fine della partita Fischi a Dainelli

Nicolò Cecioni

Dai ragazzi della Nord arriva un sostegno continuo per tutti i 90 minuti ma alla squadra non basta Presenti anche i tifosi greci

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LIVORNO

Che sofferenza sugli spalti. La Nord ha incitato gli amaranto dall'inizio alla fine, senza mai smettere di crederci e di combattere. Anzi, nella ripresa, con il Perugia che aveva trovato il pareggio, gli ultrà hanno cantato ancora più forte, con cori che sono rimbombati in uno stadio un po' più affollato del solito grazie alla scelta della società di abbassare il prezzo del biglietto. Circa 6mila persone, infatti, erano presenti al Picchi, compresi gli alunni delle Benci e del Santo Spirito per il progetto “Calcio in classe”.

A guidare tutti i cori, come al solito, è stata la curva che non si è mai zittita tra bandiere, rullio di tamburi, battimani e striscioni. Oltre ai classici “di rito” anche uno che per l'occasione celebrava i 15 anni di fratellanza con gli Original21 dell'Aek. Una folta delegazione greca, tra l'altro, era presente sugli spalti per festeggiare questo traguardo. E così, in un tripudio amaranto-giallo-nero, il tifo sugli spalti è decollato subito alla grande. Anche perché nel primo tempo Diamanti e compagni hanno fatto faville in campo e hanno illuso tutti che potesse arrivare la seconda vittoria in una settimana. Invece, purtroppo, anche ieri il migliore di tutti è stato il dodicesimo uomo.

A metà ripresa dal ventre della Nord è stato tirato su anche un lenzuolo con scritto «Palermo resisti» applaudito da tutto lo stadio.

Poi il Livorno ha fatto harakiri, andando a perdere una partita incredibile e dalle tribune sono volati anche diversi fischi, specialmente quando è uscito Dainelli. La linea degli ultrà, comunque, è ancora quella del sostegno ad oltranza, perciò quando a fine partita la squadra è andata sotto la curva per chiedere scusa e ringraziare per il supporto ricevuto, i tifosi non si sono scomposti ma hanno continuato a cantare il nuovo coro: «È la mia città e la difenderò...». Peccato che in campo, a difenderla, non ci vadano loro ma i giocatori. —



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