Gioco
Ancora Alino solo contro tutti È la luce e l’anima del Livorno
Due gol, giocate sopraffine, la rabbia e il carattere che servirebbero anche a molti dei compagni. Ma stavolta predica davvero nel deserto
LIVORNO
Se giocasse all’ombra del Vesuvio, lo chiamerebbero “Alino ‘o tessitore”. Non solo perché è di Prato, capitale italiana indiscussa del tessile. Ma per la quantità industriale di palle lavorate, a volte umile fustagno che diventa seta subito dopo un suo tocco.
Come quando al 13’ a botta sicura un super Gabriel gli strozza l’urlo del pari in gola, o come quando al 26’ viene steso per un rigore solare che il degno rappresentante della scuola di Molfetta (come Ayroldi) gli nega, o come al 32’ sul radente da destra di Agazzi piazza l’1-1 che nessuno più di lui meritava. Il gol dell’ex, con esultanza. Come si usava prima, ai tempi del calcio romantico, tempi in cui le maglie si onoravano al momento in cui si indossavano. Il gol è gioia, giusto festeggiare. Specialmente se a segnare è un giocatore del Livorno. Ovviamente. Non si accontenta. Fa anche il raddoppio su rigore. Dribbla, cambia gioco, il genio concittadino di “Veleno” Lorenzi. È la sua partita. Dove fa le solite cose, la squadra lo segue e in cui segna ed è il pericolo numero uno del Perugia. Un fuoriclasse in campo, che gioca con lo spirito di uno della Nord. Unico che non si perde nella ripresa nel mare di errori marchiani commessi, unico a non arrendersi mai, ripetendosi dentro come un mantra la frase pronunciata poco tempo fa: «Sono un giocatore di serie A che gioca in B nella squadra del cuore».
Un Diamanti è per sempre. Ma da solo, per splendente che sia, difficile che faccia brillare una squadra così... —
FLAVIO LOMBARDI
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