Il Tirreno

Livorno

analisi di un problema

Il Livorno sui calci piazzati ha perso la testa

Fabrizio Pucci

Avversari sempre in anticipo, manca cattiveria sportiva: il 60% dei gol presi su giocate da fermo, già 6 partite rovinate

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Sono quindici le reti incassate dal Livorno nelle prime nove partite di questo campionato fino ad ora avaro di soddisfazioni. Tante. Troppe: la media dei gol presi è di 1,66 per ogni allacciata di scarpe. Oltre un dispiacere e mezzo ogni 90’ minuti per Mazzoni. Il dato non è incoraggiante, ma diventa preoccupante se contiamo che di questi quindi gol, ben nove – il 60% tondo tondo – sono arrivati da palle inattive.

Pensate che la scorsa estate ha destato scalpore – in quanto giudicato altissimo- il dato statistico registrato ai mondiali in Russia dove l'incidenza dei gol scaturiti da calci da fermo rispetto a quelli segnati su azione si è attestata sul 45% scarso, con un +17% rispetto al mondiale di Brasile '14. Ecco in questo campionato il Livorno ha mandato in tilt qualsiasi calcolatrice.



Di questi maledetti nove gol, un terzo sono arrivati da calcio di rigore. È successo alla prima giornata a Pescara dove fummo condannati da una doppietta di Cocco dal dischetto e dieci giorni fa a Benevento dove il giustiziere dagli undici metri fu Coda. E gli altri sei gol? Verrebbe da stendere un velo pietoso, ma non è possibile farlo. Sarebbe come negare di avere il mal di denti e dover mangiare solo minestrina rinunciando a qualsiasi pietanza solida. Andiamo in ordine cronologico. Ad esempio. Sapete come ha segnato il gol del vantaggio del Cosenza l'attaccante Tutino? Di testa sugli sviluppi di un calcio d'angolo. E siamo a uno. E ricordate come si portò sull'1-0 all'Ardenza il Lecce? Con un colpo di testa di La Mantia saltato in beata solitudine su un cross proveniente dalla bandierina. E il gol del pari veneziano di Citro? Angolo dalla sinistra di Mazzoni, la difesa che cincischia al limite dell'area e l'attaccante lagunare trova il pertugio vincente.

A Salerno è stata completata la collezione degli errori. Abbiamo concesso una doppietta a Bocalon che ha corretto in porta due angoli e il campionario da esposizione è stato definito dall'unica specialità che manca all'appello: il calcio di punizione di Pucino.



Potremmo dire che a Salerno la responsabilità del primo gol di Bocalon è di Gonnelli e un po’ Di Gennaro. Che sul secondo Albertazzi è andato con lo sguardo del cerbiatto mentre la punta granata aveva gli occhi della tigre. Potremmo puntare l'indice su questo o quel difensore, ma come è facile intuire non c'è nessuno del tutto esente da colpe. Cambiano gli attori presenti sulla scena del crimine, ma nel giallo della difesa del Livorno ci scappa sempre il morto.

Cristiano Lucarelli – anzi Richard Vanigli che allena la fase difensiva – le ha provate tutte. La difesa a zona, quella mista vista con l'Ascoli, poi è andato a uomo. Il risultato non è cambiato. Così Mazzoni rischia di prendersi il mal di schiena a forza di raccattar palloni in fondo alla porta, a Lucarelli è venuto il mal di fegato e ai tifosi le bolle, quelle che fanno la loro comparsa a ogni tiro dalla bandierina contro il Livorno. Bisogna porre rimedio prima che questa lacuna tecnica diventi anche psicologica e quindi ancora più difficile da colmare. —

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