La protesta
Il Giro d’Italia tra Leonardo e la Maremma
Due arrivi toscani (Fucecchio e Orbetello), partenza da Vinci. E gli ultimi otto giorni all’insù promettono fuochi d’artificio
La magia del ciclismo negli occhi lucidi di Chris Froome, il re, quando durante la diretta tv dedicata negli studi Rai di “Che tempo che fa?” a Milano alla presentazione del Giro 2019, scorrevano le immagini della tappa delle tappe, quella Cuneo-Pinerolo che il Campionissimo ha fatto entrare direttamente nella leggenda.
Coppi il 10 giugno 1949 affrontava Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere, staccava Bartali di 12 minuti su strade bianche e Chris, re del Giro 2018, lo guardava con ammirazione. Rispetto. Ecco, finché ci saranno immagini così il ciclismo avrà vita lunga. Come il Giro d’Italia.
No, tra i 46 mila metri di dislivello, in una delle corse rose più “pendenti” di sempre, non ci saranno i mitici colli domati da Coppi, e questo è un gran peccato. La Cuneo-Pinerolo sarà una tappa pianeggiante o poco più, ma solo quei due paesi accostati in una gara ciclistica hanno fatto venire i brividi in sala. Anche a Faustino Coppi.
A Novi Ligure, prima di Pinerolo, ci sarà già un primo omaggio a papà nel centenario della nascita. La carovana passerà a poche centinaia di metri dall’ultima dimora del Campionissimo. Faustino, si emoziona, la sua vita è un continuo omaggio al genitore. «Primo ricordo del Giro? Mio papà era mancato da poco e Sergio Zavoli si fermò con la troupe del “Processo alla tappa” per intervistare me bambino e mia mamma». Coppi, ma anche Montanelli, Leonardo da Vinci, Padre Pio, il ricordo del sisma dell’Aquila dieci anni dopo; le dolomiti, la storia del ciclismo, i 536 comuni attraversati, Verona e l’arrivo all’Arena, culla di una delle eccellenze italiane.
Ecco, finalmente (va detto) per una volta i “pacchi” di milioni delle località straniere sono stati messi da parte e la corsa è tornata a casa. Da Bologna a Verona. «Il Giro d’Italia è un patrimonio anche culturale del nostro Paese e come tale vogliamo tutelarlo al meglio. Il ciclismo è una disciplina unica che arriva sulle strade e nelle case degli italiani come nessun altro sport. Un fenomeno di costume che ha fatto la storia dell’Italia», ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega allo sport Giancarlo Giorgetti in un video messaggio. Troppo forte lo strappo tra Governo e Coni su chi userà il “bancomat” per i soldi dello sport italiano per non restare a Roma. È toccato allora a Mauro Vegni rompere gli indugi: «È uno dei Giro più duri degli ultimi anni – ha detto –. Percorso che sarà tecnicamente molto impegnativo e pieno di insidie sin dalle prime tappe con due crono a Bologna sul San Luca e quella di 35 km che farà maggiori distacchi a San Marino».
Quindi ecco una prima maglia rosa che non sarà banale, poi Fucecchio, Orbetello, Frascati, San Giovanni Rotondo, con l’omaggio a Padre Pio, punto più a sud toccato dalla carovana, L’Aquila, Pesaro. Sei tappe per velocisti o fughe da lontano. Salite? Poca roba. Quindi, appunto, la crono di 35 km a San Marino. Metà pianura, metà salita: primo punto chiave della corsa. E via verso ovest con tre tappe interlocutorie, anche se come abbiamo visto cariche di significati: Modena, Novi Ligure e Pinerolo. Poi la lunga, lunghissima, volata, tutta all’insù.
In Piemonte l’impegnativo e inedito arrivo al Lago Serrù, sotto il colle del Nivolet. Il giorno dopo in 160 km, tre colli col duro San Carlo prima di Courmayeur, il tutto dominato dal Monte Bianco. A Como, il giorno dopo, un mini-Lombardia con nel finale le salite della classica d’autunno, dal Muro di Sormano al San Fermo. E, dopo il secondo riposo, il gran finale: su sei tappe tre frazioni da far tremare i polsi: Gavia e Mortirolo martedì, lunga tappa di Anterselva, arrivo in salita a San Martino di Castrozza e scossone finale da cinquemila metri di dislivello. Val la pena elencarle le salite della penultima tappa: Cima Campo, Manghen, temutissimo, Rolle e arrivo inedito sul Monte Avena oltre il Passo Croce Daune vicino a Feltre. Ah, ci sarebbe ancora la crono di 15 km di Verona. Se il Giro si decidesse solo lì Vegni avrà fatto bingo. Ma la corsa 2019 si deciderà, prima, in montagna. Froome, in maggio, lo vinse sullo sterrato delle Finestre. Il re. Che si commuove guardando il Campionissimo.
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