Gioco
La vita presa di fioretto: così Martino ha vinto tutto
Due medaglie agli europei paralimpici, ultime perle di una carriera splendida «Lo sport è stata la mia forza dopo l’incidente, ora vivo tutto con entusiasmo»
LIVORNO
Un inno allo sport e alla vita. Martino Seravalli, livornese di scoglio classe 1989, ai campionati europei paralimpici di Terni, ha conquistato le prime due medaglie.
Medaglie che sono andate a fare compagnia alle tante conquistate sulle pedane nazionali, in uno sport, appunto la scherma che ha iniziato a praticare da quando è in carrozzina, insieme a special boxe, tennis e windsurf. «Il windsurf lo facevo anche prima dell’incidente e qualche volta, continuo a farlo anche adesso. Pugilato e tennis invece l’ho messi da parte per carenza di tempo».
Dopo il diploma al liceo Cecioni nel 2008, indirizzo scientifico tecnologico, e aver iniziato a frequentare l’università, Martino aveva continuato a fare una vita super attiva con studio, amici, interessi vari e passione per lo sport sempre in prima fila. Poi in una grigia mattina dell’11 maggio 2011, sulle piste snowboard del Monte Cimone, la sfortuna gli ha voltato le spalle e l’ha relegato sulla sedia a rotelle. In una giornata in cui avrebbe dovuto essere da altre parti. «Di solito con i miei amici andavamo a fare snowboard a Dogana, vicino all’Abetone. Qui avevamo un appartamento in affitto. Quel giorno, però, andai alla pista del Cimone anche perché avevo dei biglietti omaggio. Facendo un salto sentii lo snowboard scapparmi sotto i piedi e caddi violentemente all’indietro sulla neve piuttosto dura. In quel momento capii subito che era accaduto qualcosa di grave. Il responso fu frattura delle sesta vertebra cervicale e, purtroppo, anche lussazione della settima vertebra. Fui immediatamente trasportato con il Pegaso all’ospedale di Bologna. Per consentirmi di respirare fu necessaria anche la tracheotomia. A Bologna sono rimasto sette mesi anche per le cure riabilitative».
Cure che portarono grandi benefici. «Man mano che passavano le settimane i miglioramenti erano giganteschi. Miglioramenti che mi hanno consentito, tra l’altro, autonomia nella cura della persona e negli spostamenti, grazie a un furgone opportunamente attrezzato». Miglioramenti, però anche dal punto di vista psicologico: «Perché la vita comunque si guardi è bella. Ad aiutarmi in questo cammino sono stati davvero in tanti cominciando dai miei cari e gli amici, che non mi hanno lasciato mai un momento da solo».
Poi la scherma. «Frequento l’Accademia della Scherma dal novembre 2014. A portarmi sono stati i miei amici di vecchia data Alessandro Paroli e Tommaso Lari. Qui ho trovato subito un ambiente ideale. Una grande famiglia dove mi sono sentito immediatamente a mio agio. La scherma è uno sport che mi affascina, perché mix tra qualità fisiche e mentali. Mi alleno mediamente tre, quattro volte la settimana. Se potessi verrei in palestra anche di più. Ma la vita ha, giustamente, altre priorità. A smettere di gareggiare, sia chiaro, però non ci penso nemmeno». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
