Gioco
Quando la Corsica umiliò 2-0 la Francia «La Fifa ora ci riconosca come nazionale»
Il 28 febbraio 1967 la Francia accettò di giocare un’amichevole contro una nazionale che non esisteva. E che non esiste, almeno per la Fifa, ancora oggi. La nazionale della Corsica, però, in quella...
Il 28 febbraio 1967 la Francia accettò di giocare un’amichevole contro una nazionale che non esisteva. E che non esiste, almeno per la Fifa, ancora oggi. La nazionale della Corsica, però, in quella sfida mise tutto l’odio verso i francesi maturato in quasi 200 anni di dominio. Quando, cioè, la Repubblica di Genova fu costretta a vendere l’isola a Luigi XV per come pegno per debiti.
A Marsiglia la Francia fu umiliata: Etienne Sansonetti, bomber del Bastia, portò avanti i suoi dopo 120 secondi. Il raddoppio al 58’ di Jean–Pierre Serra, giocatore del Nizza, congelò letteralmente i 12mila tifosi francesi. Come potevano gli isolani, con la loro nazionale non riconosciuta all’esordio assoluto, batterli in casa loro? Finì 2-0 e da quel momento la Francia si è sempre rifiutata di giocare contro la Corsica.
Per gli isolani, però, quello fu l’inizio di una vera e propria rivoluzione, anche politica, culminata con la richiesta avanzata due giorni fa alla Fifa da “Femu a Corsica”, un gruppo autonomo che spinge per l’indipendentismo: «Un’associazione di una regione che non ha ancora raggiunto l’indipendenza può anche richiedere l’ammissione alla Fifa». Dicono i suoi rappresentanti. Con le dovute differenze, come se la Sardegna volesse la sua nazionale di calcio.
Lo spirito indipendentista non è mai venuto meno in Corsica, ma con il calcio ha avuto una bandiera, quella di Testa di Moro, e i colori, bianconeri, da sostenere. E in 51 anni da quella sfida divenuta l’equivalente corso della presa della Bastiglia, anche tre ottime squadre. Due di Aiaccio, capitale dell’isola e ora in Ligue 2 con entrambe le società, e Bastia, città e squadra storica e simbolo degli indipendentisti, precipitata in quinta divisione dopo un passato recente glorioso (come una finale di coppa di lega persa con il Paris Saint Germain due stagioni fa).
La strada per il riconoscimento alla Fifa, però, sarà tutta in salita. Prima, infatti, dovrà essere approvata dalla Federcalcio francese e purtroppo per l’isola del Mediterraneo i precedenti non sono incoraggianti: Guadalupa, Guyana, Martinica e Saint-Martin si sono viste respingere le loro richieste.
La nazionale corsa, che nei suoi precedenti internazionali vanta anche la vittoria per 1-0 con la Bulgaria (31 maggio 2011) e un pareggio 1-1 contro la Nigeria (26 maggio 2017), sembra voler imitare Kosovo e Islanda. Nel caso del paese dei Balcani, Stato ancora oggi parzialmente riconosciuto a livello internazionale ma nel 2016 affiliato a Uefa e Fifa. Dall’Islanda, invece, si vuole imitare il modello di calcio. Due isole molto diverse tra loro, ma con popolazione numericamente simile e un grande amore per il calcio.
Ci sono altri casi di squadre di paesi non indipendenti ma con nazionali riconosciute dalla Fifa: è il caso di Montserrat, dipendenza britannica, Polinesia francese (dove c’è Tahiti) e Nuova Caledonia. E non va dimenticata Gibilterra, ancora dominio britannico. La Fifa, però, ha anche altri criteri: stadio da un certo numero di posti, numero di campionati, anche giovanili, organizzati, strutture e molto altro ancora. Da non dimenticare, poi, la ConiFa, federazione internazionale fondata nel 2013 che raccoglie nazioni, dipendenze e stati non riconosciuti. Alcuni esempi? Padania, Lapponia e Kurdistan. Un calcio che esiste ma è senza patria. —
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