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SERIE B 

Mazzoni, un tuffo dove l’acqua è più amaranto «Siamo solo al 70%, il Livorno vi sorprenderà»

Fabrizio Pucci
Mazzoni, un tuffo dove l’acqua è più amaranto «Siamo solo al 70%, il Livorno vi sorprenderà»

Domani sera si torna subito in campo (ore 21) contro il Lecce e il portiere avverte: «Una battaglia, ci servono i tifosi»

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LIVORNO

La sua respinta sul fendente di Garritano rubata al repertorio di Garella - palla rispedita al mittente con il piedone - ha salvato il Livorno a Cosenza quando mancavano una manciata di secondi dalla fine del primo tempo. Lo 0-2 avrebbe forse messo la pietra tombale sulla partita, ma Luca Mazzoni ha tenuto alta la bandiera amaranto sul pennone quando rischiava di essere ammainata. Lui si schermisce: «È andata bene. Certo, l'eventuale 0-2 preso in quel momento, sarebbe stato pesante».

E invece raccontiamo un'altra cosa pesante: il pareggio arrivato dopo un primo tempo negativo.

«È vero. Purtroppo abbiamo sbagliato approccio alla partita e questo, specie per una squadra come la nostra che deve lottare per salvarsi, non dovrebbe mai accadere. Sono stati i peggiori 45' dall'inizio del campionato. Nel secondo tempo ci siamo ripresi e siamo andati meglio. Alla fine avremmo potuto anche vincere, ma è andata benone così. Noi sappiamo di dover soffrire e questa consapevolezza non deve mai venire meno. Di buono c'è che non abbiamo mai mollato: con la testa ci siamo. Il gol di Giannetti è oro colato».

Approccio sbagliato non solo a livello agonistico, ma anche sul piano tattico. Perché?

«La spiegazione è semplice. A noi piace giocare a calcio e ci troviamo meglio contro squadre che ce lo permettono. Il Cosenza invece punta tutto sull'aggressività – come è nel dna dell'allenatore Braglia – e non fa giocare. E' stato evidente che sul piano agonistico non siamo subito entrati in partita».

Meglio la ripresa.

«Sì, poi abbiamo preso le misure ed è arrivato il primo punto nella giornata in cui abbiamo fatto meno bene rispetto al passato. Noi però abbiamo anche qualche attenuante».

Quali?

«La prima: le nostre caratteristiche tecniche ci portano a costruire gioco e sul quel campo era difficile farlo anche per palleggiatori bravi come quelli che abbiamo. Le seconda, che è la più interessante: siamo ancora un cantiere aperto. Abbiamo cambiato molto rispetto all'anno scorso e certi meccanismi vanno ancora oliati sebbene siamo sulla buona strada. Detto questo se - per il gioco espresso - avessimo quattro punti in classifica, anziché uno, non avremmo rubato nulla».

Nell'intervallo che cosa vi ha detto Lucarelli?

«Ho rivisto il Cristiano di una volta. Il ruolo di allenatore è difficile, ma lui si è calato bene nella nuova dimensione. Ha fatto esperienze importanti, specie a Catania, e sono convinto che possa fare una carriere importante. Sta a noi dargli una mano per esaltare la sua voglia e le sue capacità che sono tante».

Adesso il Lecce, altro scontro diretto...

«Ti correggo. Secondo me il Lecce è destinato a fare un altro campionato rispetto a noi. I giallorossi si sono mossi molto bene sul mercato. Hanno il giusto mix tra nuovi e intelaiatura della squadra che ha vinto la serie C l'anno scorso».

Quindi sfida complicata?

«Molto. Anche perché è la terza partita in otto giorni. Noi daremo l'anima per vincere e avremo anche bisogno dei nostri tifosi. Loro ci dànno sempre una mano. E non mancano mai. Erano anche a Cosenza in una delle trasferte più lunghe»

E ai tifosi che cosa ti senti di dire?

«Si essere fiduciosi. Noi lo siamo. Io lo sono».

Significa che questo non è ancora il vero Livorno?

«No. Secondo me siamo al 70% del nostro potenziale. Abbiamo grandi margini di miglioramento. Ci sono giocatori importanti che al momento non hanno ancora visto campo».

Un nome?

«Bogdan. Sono davvero molto curioso di vederlo all'opera. Ma non c'è solo lui. La rosa è molto ampia e questo per certi versi complica la vita a Lucarelli, ma ci dà ampie garanzie per questo campionato così lungo e difficile». —

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