Gioco
Fiorentina, giovani di qualità e un allenatore che “sposta”
Qualità, spensieratezza, ampi margini di miglioramento. Non si può non avere simpatia per questa Fiorentina, una delle note più liete della prima fase del campionato.La Viola vince e convince,...
Qualità, spensieratezza, ampi margini di miglioramento. Non si può non avere simpatia per questa Fiorentina, una delle note più liete della prima fase del campionato.
La Viola vince e convince, diverte e si diverte. E rappresenta un modello di squadra da seguire. In primis perché ha imboccato la strada dei giovani, non "a spot", ma facendoli giocare con continuità.
E poi, perché a guidarla c'è uno dei migliori allenatori italiani. Un tecnico che ha dato una identità precisa ai suoi, che ha preso una squadra nuova e le ha impartito un calcio propositivo sin dall'anno scorso, per concentrarsi ora su gioco e risultati anche grazie ad acquisti mirati.
Non solo. Un grande allenatore quasi sempre è anche un grande uomo. Pioli non fa eccezione: è un grande professionista, dentro e fuori dal campo. Esprime sempre equilibrio in ogni comportamento e rispetto per gli avversari. Nello spogliatoio, i tuoi giocatori ti misurano anche da un punto di vista etico e comportamentale, sotto l'aspetto della coerenza e del rispetto per gli altri. Pioli, in questo, è un campione. E lo si vede perché la Fiorentina non è solo squadra: è anche gruppo.
Già ora è un piacere vederla giocare, ma se la società riuscirà a resistere alle lusinghe delle big per i suoi elementi migliori, con il tempo potrà stupire ancora di più.
Se la Viola è da applausi, la Roma conferma il suo momento nero. A proposito di qualità extra-campo, Di Francesco difetta probabilmente nel gestire i rapporti coi giocatori, vedi le dichiarazioni non sempre condivisibili con cui in maniera mascherata pare voler dare la colpa delle sconfitte agli altri.
L'allenatore è anche un capo-ciurma: se critica apertamente i propri calciatori, poi se li ritrova contro.
Ma attenzione: se la Roma dovesse esonerare il tecnico, dovrebbe vergognarsi della scelta: i veri pasticci quest'anno li ha fatti il "fenomeno" spagnolo. Monchi ha preso una squadra che era arrivata in Champions e l'ha privata dei suoi uomini simbolo, rimpiazzandoli con giovanotti di buon futuro.
Ma le squadre di vertice devono essere pronte da subito: non possono basarsi su speranze.
Più che mettere in dubbio Di Francesco, la società dovrebbe dargli una mano, e non farlo sentire isolato, aggravandone di fatto il già difficile compito di uscire dalla crisi. —
(a cura di Giorgio Carlini)
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