Il Tirreno

Livorno

Il campione del mondo dei 400 ostacoli del 1999 si è trovato a premiare “l’erede” in biancoverde in una gara a Firenze e sono stati brividi per entrambi 

Nel nome del padre, del figlio e della velocità Fabrizio Mori passa il testimone a Gabriele

FABRIZIO PUCCI
Nel nome del padre, del figlio e della velocità Fabrizio Mori passa il testimone a Gabriele

LA STORIAFABRIZIO PUCCI«C'è Mori! C'è Mori! C'è Fabrizio Mori! Va Mori! Un italiano al titolo mondiale» E chi se lo dimentica più l'esaltante commento del telecronista Franco Bragagna che a Siviglia...

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LA STORIA

FABRIZIO PUCCI

«C'è Mori! C'è Mori! C'è Fabrizio Mori! Va Mori! Un italiano al titolo mondiale» E chi se lo dimentica più l'esaltante commento del telecronista Franco Bragagna che a Siviglia '99 accompagnò sul tetto del mondo nei 400 ostacoli questo livornese atipico tutto lavoro e sudore con poche concessioni allo svago! E chissà che cosa dirà la storica voce dell'atletica quando saprà che di Mori adesso ce n'è un altro: Gabriele, classe 2003 che sabato ai campionati regionali per società ha vinto gli 80 metri e ha stabilito con 9” e 29 centesimi il proprio primato personale.

Babbo Fabrizio ha avuto l'onore di premiare Gabriele in un momento storico che val bene una fotografia da consegnare alle future generazioni. Dopo due giorni, il campione del mondo ci sorride su: «È stato un bel momento, nato per caso. Mi è stato chiesto dagli organizzatori se volessi premiare gli atleti e tra questi c'era mio figlio che ha ottenuto il tempo minimo per qualificarsi ai campionati nazionali Cadetti in programma a Rieti a inizio ottobre».

Beh, Fabrizio: con un padre così per Gabriele è stato tutto più facile...

«Ma no! Pensate che lui pratica atletica solo da un anno e mezzo. Nei precedenti otto giocava a calcio nella Pro Livorno Sorgenti. Si è tolto parecchie soddisfazioni. Il ruolo? Terzino e si vedeva che era veloce: palla lunga e pedalare. Quando ha smesso di divertirsi ha cambiato sport».

Rammarico ne ha? Gabriele avrebbe potuto iniziare a correre anni fa...

«No, no. Calcio, pallavolo e basket sono sport di squadra che esercitano un grande fascino sui giovani. Non è raro che i ragazzi si avvicinino ad altre disciplina a un'età più avanzata. La Fidal dovrebbe provare ad attirare di più i giovani, ma è una battaglia persa».

Quanto può pesare a Gabriele avere un campione del mondo come padre?

«Non deve pesare. E non pesa. Il suo 9 e 29 è la decima prestazione in Italia tra i Cadetti. Significa che lui ha capito di avere qualcosa addosso, dei valori. Ora però serve tanta calma. Bisogna dare tempo al tempo. Ora deve pensare che ha la possibilità di andare a Rieti – che è la culla dell'atletica – per una sfida emotivamente stimolante. Ho visto fuoriclasse crollare psicologicamente ai blocchi dinanzi 30-40mila persone. Lui deve andare libero di testa, felice di misurarsi in una kermesse cui partecipano le migliori dodici società italiane e anche qualcuna straniera».

Che effetto le fa tutto questo?

«Bello. Mio figlio corre per i colori dell'Atletica Livorno. E' motivo d'orgoglio. E' seguito da due giovani tecnici di spessore come Alessandro Bacci e Michael Mazzantini. Ci sono altri ragazzi interessanti. È' un bel gruppo di lavoro: hanno vinto il campionato regionale di società».

E se ripensa al suo mondiale?

«Eh! Grande emozione. Ci sono strascichi di ricordi. La squalifica dopo la semifinale per invasione di corsia, la successiva ammissione in finale. Il caldo bestiale, il riscaldamento con Frinolli. Poi la gara. Felicità, ma se mi guardo indietro anche un filo d'amarezza».

Perché?

«Perché in Italia non ci sono strutture. Il nostro fiore all'occhiello è il centro di Formia, ma di centri così in Polonia ne hanno cinque. E poi è dura lavorare con i ragazzi di oggi. Io costruii il mio mondiale a Tirrenia. Oggi chi corre ha tutto. Tutto tranne la mentalità vincente e la determinazione. Non si può vivere di solo Tortu. Abbiamo portato Sibilia in finale ai mondiali junior di Tampere, ma la strada è ancora lunga». Intanto non si spegne l'eco di quel 'C'è Mori, c'è Mori! C'è Fabrizio Mori”! E sono brividi di un infinito orgoglio. In attesa di Gabriele, 15 anni e un futuro tutto da scrivere. Sulle orme iridate del padre. —

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di Redazione web