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Mercato, scelte, strategie: Inter e Roma, i motivi del flop

Il calcio non fa sconti: gli errori si pagano, spesso a caro prezzo. È quanto sta accadendo a Inter e Roma, al momento le due grandi delusioni del campionato che ha appena preso il via. ma c’è da...

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Il calcio non fa sconti: gli errori si pagano, spesso a caro prezzo. È quanto sta accadendo a Inter e Roma, al momento le due grandi delusioni del campionato che ha appena preso il via. ma c’è da fare subito una distinzione. La Roma, in particolare, paga una strategia di mercato a mio parere scellerata. Perché non solo si è privata di due fuoriclasse assoluti come il portiere Alisson (che più volte l'anno scorso ha tolto le castagne dal fuoco ai giallorossi) e Nainggolan (il vero trascinatore della squadra), ma non li ha neppure sostituiti con elementi dello stesso livello.

I giallorossi, per confermare il terzo posto, avrebbero avuto bisogno di giocatori pronti fin da subito, non di un grappolo di giovani, che forse potranno rivelarsi talenti, ma solo tra qualche anno. Il calcio italiano non aspetta nessuno. Così nel frattempo la Roma si dimostra incapace di ripetere il cammino dell'anno passato.

Significativi poi i malesseri di Dzeko, con i suoi atteggiamenti indisponenti nei confronti dei compagni, segno evidente dell'irresponsabilità e del senso di lontananza che si vive all'interno dello spogliatoio. Per l'Inter, invece, il discorso è diverso.

E questa volta sul banco degli imputati non può che esserci Spalletti. Non tanto per le scelte di formazione, o per la gestione dei singoli, quanto piuttosto perché la squadra non è ancora tale. Per essere squadra, devi esprimere concetti di gioco al livello del valore globale che hai.

Quando una squadra è scriteriata, il principale indiziato è l'allenatore. La responsabilità che lui si prende per tenere i giocatori lontano dall'occhio della critica, è in realtà una vera responsabilità. Oggi l'Inter scende in campo senza un obiettivo, che sia impedire soluzioni di gioco agli avversari o organizzarne di proprie.

Anche se "colpevole", Spalletti resta però un ottimo allenatore, il migliore, paradossalmente, per guarire la "pazza Inter" dalla storia che si porta dietro da anni.

Ai nerazzurri mancano organizzazione, qualità e convinzione. Nonché l'animus pugnandi, che non significa tirare calcioni a caso ma mettere gamba, grinta e compattezza.

Tutto questo si può ottenere solo con un cambio di mentalità. Il vero compito di Spalletti è lavorare più nella testa che non nel fisico dei giocatori. Compito difficile, ma non impossibile per un tecnico bravo ed esperto.

(a cura di Giorgio Carlini)

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