Gioco
Un amore di fratello «Vi spiego perché punto su Cristiano»
Parla Alessandro Lucarelli, bandiera del Parma ma sempre cuore amaranto «Ama il gioco, grinta pazzesca e i giocatori credono in lui: il Livorno si salverà»
LIVORNO
Bandiera del Parma, ma cuore amaranto. Alessandro Lucarelli, la pasta del capitano, ora è il club manager dei Ducali e deve prendere confidenza con il nuovo ruolo: «Sono un po' spaesato. Le dinamiche sono nuove. Non sono più protagonista, ma sono un raccordo, una spalla. Ora sono più riflessivo». Parla volentieri del “suo” Livorno di cui è tifoso doppiamente interessato visto che la panchina amaranto è affare di famiglia: «Cristiano ha una grande opportunità perché debutta in serie B a Livorno».
Non è mica un gioco da ragazzi...
«No. Ci sono oneri e onori. Esordire in B sulla panca amaranto è un'arma a doppio taglio. È un'esperienza che non prevede mezze misure: o bene bene o male male. Però è anche stimolante. Molto stimolante».
Livorno ha riabbracciato Cristiano con entusiasmo. Che effetto ti ha fatto?
«Ne sono stato felice. Neanche lui si aspettava un'accoglienza così calda. Il distacco da Livorno nel 2007 era stato travagliato e questo aveva lasciato qualche scoria anche se Cristiano poi era tornato da giocatore. Con il tempo la gente ha capito che lui in quegli anni ha dato di tutto e di più per il Livorno. Nessuno come lui ama la maglia amaranto. I tifosi lo hanno capito e lo apprezzano per questo».
Che tipo di allenatore è Cristiano Lucarelli?
«Posso dirti che tipo di fratello è. Come allenatore lo conosco poco perché non l'ho mai seguito con costanza durante le settimane di lavoro per cui non so come lavora. Di certo però ha un marchio di fabbrica: la ricerca del risultato attraverso il gioco. Lo ha sempre fatto anche quando le sue squadre lottavano per la salvezza».
E anche il Livorno è molto propositivo...
«Sì. Me ne sono accorto venerdì nell'amichevole di Parma. La squadra occupa bene gli spazi, non butta mai via il pallone, cerca la giocata».
Non è roba facile...
«No: per farlo servono giocatori di personalità e che non hanno paura di giocare la palla, ma questo al Livorno non manca».
Chi ti ha impressionato di più?
«A me piace molto Porcino che avevo già apprezzato l'anno scorso nel Catania. È uno che non molla mai e che corre per 90'. Poi faccio il nome di un giocatore che a Livorno non avete ancora visto: Luka Bogdan. Sono certo che in serie B farà molto bene».
Come hai visto Diamanti?
«È stato fermo per via dell'infortunio alla costola. Se mette quantità in mezzo alla qualità è fatta. Deve carburare. Però non trascurerei Dainelli. Non lo scopro certo io, ma è un tipo che in campo legge le situazioni con un quarto d'ora d'anticipo».
Questa squadra può salvarsi?
«Ma sì. In giro possono esserci organici molto più attrezzati, ma il Livorno ha una cosa che nessun altro ha».
Cioè?
«C'è gente che per il Livorno si butterebbe nel fuoco: Cristiano, Igor Protti, Mazzoni, Valiani, Diamanti. Il senso di appartenenza farà la differenza nei momenti di difficoltà».
Che consiglio dai a Cristiano?
«Se ce la fai, resta calmo. Mi immagino che cosa tu possa provare ad allenare il Livorno, ma l'aspetto emotivo deve stare lontano da quello professionale. Altrimenti rischi di farti buttare fuori tutte le domeniche».
Cristiano allenatore. Te lo saresti immaginato?
«Perché no. Lui è sempre stato un leader, un trascinatore. È una persona schietta, che non le manda a dire, che ha un rapporto diretto con i giocatori. Prima pensava solo a far gol. Ora pensa a far giocare. C'è una bella differenza, ma sono certo che se la caverà». —
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