Il Tirreno

Livorno

Ciclismo, fra venti giorni il mondiale 

Cassani aspetta Nibali lo Squalo verso la forma

Antonio Simeoli

Venti giorni al giorno dei giorni. Perché da quando l’Unione ciclistica internazionale ha benedetto il tracciato di Innsbruck il ciclismo italiano, da 9 anni alla ricerca dell’erede iridato di Ballan,...

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Venti giorni al giorno dei giorni. Perché da quando l’Unione ciclistica internazionale ha benedetto il tracciato di Innsbruck il ciclismo italiano, da 9 anni alla ricerca dell’erede iridato di Ballan, s’è destato.

Ben 258 km, 84 in linea, poi 6 giri di 23 km l’uno con una salita di 8 km al 5,7% e 31 km con un muro di quasi 3 km con pendenza media dell’11% e picchi al 28%. Fino al 19 luglio il Mondiale aveva un favorito su tutti: Vincenzo Nibali. Poi la caduta all’Alpe d’Huez, la frattura alla vertebra, l’operazione e la rincorsa faticosa hanno mescolato le carte.

Per vincerlo questo Mondiale non dovrai essere al 100%, dovrai essere al 110%. Non dovrai fare la corsa tatticamente perfetta, non potrai metterti la maglia iridata stando a ruota per 260 km, come ha fatto per gli ultimi due dei tre mondiali di fila vinti Sagan, (forse) tagliato fuori dal tracciato impossibile anche per un fenomeno come lui. A Innsbruck il 30 settembre vincerà il più potente, il più resistente, il più forte.

I favoriti? Basta posizionare il radar sugli ordini di arrivo della Vuelta. Valverde, 38 anni di classe, il trio colombiano Quintana, Angel Lopez, Uran, Simon Yates, ancora leader alla Vuelta che sarà la punta di una Gran Bretagna che non avrà gli stanchi Thomas e Froome.

Poi Kwiatkowski, gamba super in Spagna, occhio all’olandese Kruijswik e al francese Pinot, ieri vittorioso nel duro arrivo ai Laghi di Covadonga alla Vuelta. Ma c’è in realtà un altro francese, Alaphilippe, la maglia a pois del Tour, che in Inghilterra sta rodando la gamba.

E Nibali? Già, lo Squalo. Il ct Davide Cassani qualche giorno fa era arrivato alla Vuelta preoccupato. Ironia della sorte aveva assistito a un’altra vittoria di Viviani nell’anno del Mondiale più duro (forse) di sempre, poi ha avuto lampi dagli scudieri De Marchi, Pellizotti, anche Formolo. Ha visto Aru balbettare, ma era un sussulto dallo Squalo quello che aspettava. Nibali ha cercato e trovato un paio di fughe da lontano, s’è messo a tirare per il compagno Ion Izagirre, ha persino portato le borracce ai compagni. C’è tempo per trovare la forma giusta? Sarà dura, ma nel clan Bahrain-Merida la fiducia aumenta giorno dopo giorno. —

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