Gioco
Seb sbaglia, Lewis no: fa tutta la differenza del mondo
Ci avevamo fatto la bocca. È stato bello sognare di tornare indietro di diciotto anni, quando Schumacher e Barrichello sfornarono una magnifica doppietta davanti ad una marea rossa che li osannava....
Ci avevamo fatto la bocca. È stato bello sognare di tornare indietro di diciotto anni, quando Schumacher e Barrichello sfornarono una magnifica doppietta davanti ad una marea rossa che li osannava. Per l’ennesima volta Monza non ha deluso le aspettative (il popolo del Cavallino ha risposto “presente” come sempre), ma per l’ennesima volta è stata la Ferrari a tradire le attese. Stavolta, gli eventi bruciano di più, perché solamente ventiquattr’ore prima la Ferrari aveva dato l’idea di essere imbattibile e di avere a disposizione tutto il potenziale necessario a dominare e ad aggiudicarsi la gara di casa. Ed invece, la corsa è stata la brutta copia di un sabato d’oro con la prima fila targata interamente Maranello. Rischia di diventare una sorta di maledizione quella di assistere ad una parata anglo-tedesca sul circuito italiano per eccellenza. La beffa porta ancora una volta il nome della Mercedes, che ottiene il quinto successo consecutivo nell'era power unit a Monza, con Lewis Hamilton che si impone per la quarta volta negli ultimi cinque anni. Un successo pesantissimo in chiave campionato. Tradizionalmente, la pista italiana è una sorta di spartiacque, nel senso che a Monza i Mondiali s’incamminano verso la chiusura oppure si riaprono. Hamilton ora è a +30 in classifica rispetto a Vettel. Un distacco abbastanza ampio ma non incolmabile. Anzi: non sarebbe incolmabile se la Ferrari e “Seb” sbagliassero di meno e se la Mercedes ed Hamilton sbagliassero di più. Anche se quello di Vettel di ieri non è da valutare come un macroscopico errore. Sull’economia della graduatoria generale pesano certamente di più i passi falsi della Germania (con il tedesco finito contro il muro), di Baku (il tentativo di sorpasso su Bottas finito male), della Francia (il tamponamento del finlandese della Mercedes) e Austria (il bloccaggio di Sainz che costò tre posizioni in griglia). Alla variante della Roggia chi non ha sbagliato è certamente Hamilton, che ha tenuto duro nonostante in entrata fosse all’esterno. Le due vetture si sono ritrovate appaiate dentro la prima curva e considerando che la seconda avrebbe avuto l’inglese all’interno doveva essere “Seb” a togliere un po’ di gas e a pensare con maggiore lungimiranza all’intera gara (si trattava infatti del primo giro) e al campionato. Ma il quattro volte campione del mondo ci ha ormai abituati ad un senso di irrequietezza che ad Hamilton fa quasi più comodo del suo “maggiordomo” Bottas. —
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