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«Solo colpa mia: ma ora a Livorno voglio esplodere»

Fabrizio Pucci
«Solo colpa mia: ma ora a Livorno voglio esplodere»

Filip Raicevic si presenta. Dal contratto col Napoli allo svincolo: «In campo non ho amici, ringrazio Lucarelli della scelta»

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LIVORNO

Se metti personalità di marmo su un corpo di un metro e 88 si genera un tipo tosto che non vuole mosche sul naso destinato a piacere ai livornesi. Questo e molto altro è Filip Raicevic che nel giorno della sua presentazione ha dimostrato di aver già capito tutto: «Ringrazio il presidente, il direttori Facci e Signorelli e anche mister Lucarelli che sono stati i primi a volermi qua. E anche a Protti che è qui seduto al mio fianco e che mi ha dato il benvenuto il primo giorno. Lui è una leggenda. Sarei felice se ottenessi anche solo un briciolo della sua gloria».

Parla da amaranto navigato...

«Diciamo che sono molto felice di essere qui. Quando ho sentito che mi voleva il Livorno non ci ho pensato due volte perché questa è una piazza gloriosa, con i tifosi attaccati alla squadra: l'ideale per il mio rilancio. Sono voluto venire a tutti i costi».

A Vicenza la chiamavano Ibraicevic. Poi si è un po' perso. Perché?

«A Vicenza esageravano. Mi chiamavano così perché – con le debite proporzioni – ho le caratteristiche di Ibra: sono alto, ma mi piace giocare palla a terra. Ovviamente non ho paura di andare a fare la guerra tra i due centrali avversari. Mi sono un po' perso per una serie di motivi, ma siccome non mi piace dare la colpa ad altri mi assumo tutta la responsabilità di questo 'calo'. Ora sono a Livorno per ricominciare e guadagnarmi la riconferma sul campo».

Dopo Vicenza sembra sul punto di firmare per il Napoli. Poi cosa accadde?

«Alle nove ho stappato lo spumante per la firma sul contratto. Mezz'ora dopo ho strappato quello stesso contratto. Il presidente biancorosso fece un po' di confusione. Sono qui per dimostrare che posso tornare ad essere desiderato da Napoli e Juventus».

Che idea si è fatto di questo Livorno?

«Ottima. Ho visto un grande gruppo che ha tanta voglia di lavorare insieme. Nessuno a fine allenamento vuole andare a casa. Sul piano tecnico credo che uomini come Diamanti e Dainelli non abbiano bisogno di essere presentati da me».

Che tipo di giocatore è? La personalità non le manca...

«Quella no. Non ho avuto una vita facile in Montenegro da ragazzo. La vita mi ha insegnato a essere deciso. A sapere quel che voglio. E anche in campo sono così. In partita non ho amici. Succedeva anche quando ero piccolo e giocavo sotto casa. A volte esagero un pochino. Al Livorno ho segnato alcuni gol, ma all'Ardenza sono anche stato espulso».

Un allenatore a cui deve qualcosa?

«Nanu Galderisi ai tempi della Lucchese. Mi ha insegnato a fare gol. Ad attaccare il primo palo».

Dovrà giocarsi il posto con Kozak. Che ne pensa?

«Libor è un grande giocatore e un ragazzo straordinario. La sana competizione per la maglia da titolare non può che far bene a tutti e due. Le mie condizioni? Non sono al 100% ma mi sono sempre allenato con il mio preparatore personale per cui sto sufficientemente bene». —

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