Gioco
«PL e Don Bosco modelli diversi ma sarà l’anno del nostro basket»
La nuova stagione vista da Graziani, ex giocatore di A e ora presidente locale Fip «I praticanti crescono, il problema è la mancanza di investitori e di palestre»
LIVORNO. Ogni volta che il basket cittadino prova a riemergere (negli ultimi 10 anni è capitato al Don Bosco e alla Libertas Liburnia in Serie B…), all’improvviso l’incantesimo si spezza e la città di Livorno - ex capitale dei canestri negli anni ’80 - sprofonda nuovamente nei meandri della Serie C regionale. Non c’è verso di continuare a sognare, e infatti la stagione 2018/2019 vedrà 3 formazioni in Serie C Gold (Pielle, Libertas Liburnia e Don Bosco), 2 in C Silver (Invictus Meloria e U.S. Livorno) e via tutte le altre in Serie D e Promozione. Su questo e altri temi attuali si è soffermato Renato Graziani, delegato provinciale della Federazione Italiana Pallacanestro.
Graziani, secondo lei il basket livornese ha le potenzialità per tornare grande?
«La retrocessione della Libertas Liburnia significa che ora come ora Livorno può permettersi solo il palcoscenico regionale; l’impegno di un campionato di Serie B è complicato sia sotto l’aspetto tecnico, ma soprattutto dal punto di vista economico. Detto questo, la Pielle lo scorso maggio ci ha riprovato e lo farà sicuramente in futuro. Il Don Bosco - invece - ha lanciato un modello, ovvero quello di affrontare il torneo di C Gold con una squadra (quasi) interamente formata da Under 18. Mi dicono che in altre regioni tante altre realtà lavoreranno in questa direzione…».
Quindi sta dicendo che le speranze, ad oggi, si contano sulle dita di una mano?
«Il discorso è complesso: credo innanzitutto che non si possa generalizzare e che ogni società abbia un proprio obiettivo: la Pielle andare a caccia della terza finale, il Don Bosco valorizzare il settore giovanile attraverso l’esperienza in prima squadra e per la Libertas Liburnia, nonostante ciò che ho letto sui giornali, ritrovare un po’ di equilibrio. Tutti buoni propositi che, tuttavia, devono fare i conti con un pre requisito necessario. Per fare basket ad un certo livello servono risorse, investimenti e investitori. Che in questo momento a Livorno non ci sono e o si fa una fatica tremenda a trovarli. Ed è un peccato perché il numero dei tesserati è in costante aumento, tanto che il “passaggio” della palestra “Bastia” dal basket alla pallavolo sta creando non pochi problemi per gli spazi di allenamento. Sulla base dei numeri che vantano il basket e il minibasket, a Livorno c’è carenza di palestre. Figuriamoci se avessimo avuto anche un’attività di vertice…».
A proposito di palestre. Ci conferma che a breve, dopo anni e anni di proroghe, usciranno i bandi per le strutture pubbliche?
«Questo è quanto filtra dagli uffici comunali, ma poi la concessione inizierà dalla stagione sportiva 2019/2020».
Tanta è la voglia a Livorno del grande basket, che a febbraio il Modigliani Forum ospiterà Italia-Ungheria valida per le qualificazioni ai Mondiali 2019…
«Con la Federazione stiamo cercando di portare a Livorno eventi di un certo spessore, anche per sfruttare uno dei palasport più belli d’Italia. E la partita contro i magiari potrebbe essere quella decisiva per il passaggio del turno. Di conseguenza stiamo già lavorando per coinvolgere la città e la provincia per regalare agli azzurri una bolgia da 8000 spettatori».
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