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«Caro Spinelli, ora trattami bene Cristiano Io non sarei venuto a Livorno, ma lui è così...»

Flavio Lombardi
«Caro Spinelli, ora trattami bene Cristiano Io non sarei venuto a Livorno, ma lui è così...»

Aldo Agroppi e la nuova stagione: tra veleni («vedrete, ripescheranno tre squadre»), pronostici e il tifo speciale per Luci

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L’Aldo furioso, l’Aldo polemico, l’Aldo che dice quel che pensa (e che pensano anche tanti altri, specialmente tra i tifosi) senza tanti fronzoli. Parole come frustate, per un sistema calcio che proprio non gli piace. È Agroppi, che fa sentire la sua voce dal suo buen retiro di Piombino. Si parla della serie B, con format a 19 square e che probabilmente, dal 7 settembre, vedrà salire a bordo altri tre club. O per riammissione (attingendo dalle retrocesse), o per ripescaggio (Catania e Siena), oppure con formula mista che preveda parte di riammesse e parte di ripescate. «È una disorganizzazione totale, nel calcio non ci sono teste pensanti. Non si può arrivare a questo punto e non sapere quando comincia la C, o quante protagoniste avrà la B. Basta con i ricorsi che non finiscono mai rimandando a gradi di giudizio successivi. Una guerra alla categoria più alta che le società fanno, mosse da un interesse economico».

E come si fa per fare un punto e a capo?

«Intanto dico come andrà a finire. Inseriranno le tre squadre per portare il torneo a 22; sarà un bel caos che metterà in difficoltà tutte perché si saranno già giocate due giornate. Ci vorrebbero persone che stabilissero paletti ferrei, riammissioni e ripescaggi solo in casi davvero eccezionali, dare tempi rapidi della giustizia sportiva. E quando c’è una sentenza è quella e basta. Per non dire di essere molto più rigidi nel monitorare le situazioni contabili dei sodalizi. Per evitare morti improvvise ma annunciate, di piazze storiche come Cesena, Bari e Avellino».

È tanto che si dice, ma ancora…

«È perché il calcio è una industria che fattura tanto ma in mano a un gruppo dove ci sono tanti incapaci. Perche Costacurta per esempio, deve fare il vice commissario della Figc? Ha le qualità buone per stare dietro a una scrivania? Da troppo tempo si producono solo danni. Ma guarda anche Mancini. Lui, non potrebbe allenare la Nazionale. Non ha preso il tesserino in Italia, glielo hanno invece regalato gli amici. Nulla contro lui, ma ci vuole rispetto delle regole. Metti una virgola, togli un punto e tutto lo fai tornare come conviene. Non si fa così. Dalla gestione di certe cose, si capisce come si arriva anche al pasticcio della serie cadetta».

È un fiume in piena, e parla di tempo effettivo, come nel basket.

«Ma vi sembra regolare che uno si giochi un campionato con la discrezionalità dell’arbitro? Vedi le statistiche di gioco, da una parte si gioca 50’, da un’altra 41’, da un’altra ancora 60’. Un bel tabellone luminoso e si giocherebbe lo stesso campionato. Se fai una classifica finale dei tempi giocati, si vedrà che uno ha giocato molto di più, o molto di meno. Si possono falsare le classifiche finali».

Torniamo alla serie B. Che Livorno vede?

«Una squadra buona, come però lo sono buone tante altre. All’inizio hanno tutti degli obiettivi. Poi, sta solo al campo dire se i pronostici o le aspettative verranno rispettati. C’è una bella società, un bel presidente che anche lui deve stare calmo perché gli allenatori e i giocatori non sono infallibili e deve farli lavorare tranquilli».

Di Lucarelli mister, che pensa?

«Dico la verità, avrei voluto chiamarlo per dirgli di non cadere nell’errore. Io ancora oggi, benedico il non aver avuto la possibilità di allenare il Torino, dove escluso la squadra scomparsa a Superga, sono reputato uno dei primi dieci giocatori della storia granata. Dove sei un mito, hai tutto da perdere. Lui ha accettato per amore, e allora gli faccio un augurio di cuore perché con questa società si tolga tutte le soddisfazioni come fu da giocatore».

E poi, il capitano, piombinese doc, è suo parente…

«Si, Andrea Luci, grande uomo. Uno che a differenza mia, che da torinista non risulto simpatico agli juventini e milanisti, è amato da tutta Piombino. Una città intera orgogliosa di lui». —

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