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Le incertezze di Gattuso, le mancanze di Allegri

Le incertezze di Gattuso, le mancanze di Allegri

Quasi un'ora da grande squadra, poi un vistoso calo - diciamolo, più nella testa che nelle gambe - e l'esordio che poteva essere trionfale si trasforma in un epilogo amaro.Ma quello visto al San...

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Quasi un'ora da grande squadra, poi un vistoso calo - diciamolo, più nella testa che nelle gambe - e l'esordio che poteva essere trionfale si trasforma in un epilogo amaro.

Ma quello visto al San Paolo rimane comunque un ottimo Milan, che si è fatto apprezzare per l'approccio al match e la personalità dimostrata nella prima parte di gara. Poi qualcosa si è spento nei rossoneri. Ciò che è mancato ai ragazzi di Rino Gattuso, secondo me, è stato il coraggio di continuare ad aggredire il Napoli una volta ottenuto il doppio vantaggio, di cercare insomma di chiudere la partita che si era messa su un binario così favorevole.

Non si trattava di cercare per forza il terzo gol ma un atteggiamento altrettanto tosto avrebbe permesso ai rossoneri di tenere gli avversari lontano dall'area. Invece gli errori individuali, uniti forse alla convinzione che fosse sufficiente quanto fatto sin lì, hanno permesso al Napoli - che è pur sempre il Napoli - di rientrare in partita e trovare le energie per ribaltare il risultato.

Al novantesimo minuto in molti si sono affrettati a sottolineare il paradosso del "combattente" Gattuso e della sua squadra che pecca sotto l'aspetto agonistico, quasi mostrando timore di vincere.

Ma il campo è una cosa, e la panchina un'altra. Ed è impensabile che il tecnico riesca a trasmettere ai suoi la stessa carica che aveva lui sul rettangolo di gioco. Se il Milan avesse l'animus pugnandi di Ringhio sarebbe da scudetto, però ci sono anche altri aspetti, quando si ha la responsabilità tecnica di una squadra.

Oltre il temperamento infatti ci sono gli schemi, oltre la voglia di vincere c'è la tattica. E il coraggio di osare: quando al Milan è venuto meno, la partita si è capovolta. Rimango comunque convinto che i rossoneri possano puntare alle prime tre posizioni ed entrare così nella prossima Champions League.

Fa invece due su due la Juventus, ma ancora non mostra un gioco degno di chiamarsi tale. Vittoria convincente? Fino a un certo punto, perché la Lazio in questo periodo balbetta, è coordinata solo a tratti e pronta a sfaldarsi alle prime difficoltà. Inzaghi dovrà lavorare molto per ritrovare spirito ed equilibri, ma dovrà lavorare anche Allegri, per portare i bianconeri in fondo alla Champions.In Europa non bastano le invenzioni dei singoli - vedi Pjanic - per decidere le partite. Occorre creare situazioni di gioco superiori. La strada è lunga, anche per una Signora infarcita di talenti. —



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di Redazione web