Il Tirreno

Livorno

LA SFIDA DI MARASSI 

Al teatro dell’assurdo più Genoa che Empoli

David Biuzzi
Al teatro dell’assurdo più Genoa che Empoli

Nel silenzio e nel dolore i rossoblù bussano due volte, la reazione degli azzurri sbatte sui legni e l’acuto di Mraz arriva tardi

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inviato a genova

Benvenuti a Marassi, che per una sera si trasforma da stadio, un bellissimo stadio, a teatro dell’assurdo. E dove, almeno in avvio, va in scena la non-partita. Perché il solito catino che ribolle di gioia ed entusiasmo stavolta sceglie il dolore. Il dolore e il rispetto. Tutti zitti, nello stadio, non solo mentre si consuma un minuto di raccoglimento poche volte così sentito e profondo, ma anche quando la partita inizia. Sembra davvero di essere piovuti dentro un capolavoro di Beckett o Ionesco, insomma. Troppo fresca la ferita di quella maledetta vigilia di Ferragosto, il ricordo di quel ponte che sembrava pendere sopra la città come una spada di Damocle, ma che quando è caduta di teste ne ha falciate non una ma ben 43. Impossibile fare finta di niente.



E lo strano clima che avvolge tutto e tutti, in effetti, sembra coinvolgere anche i 22 in campo. Perché l’Empoli la partita la comincia a se la gioca pure benino, ma sulla sponda Genoa c’è un altro spirito, un’altra voglia. E così, probabilmente non a caso, al primo affondo Ballardini e i suoi passano alla cassa. Corre il minuto numero 6 e l’azione neanche è di quelle memorabili: palla larga per Criscito (uno che sul ponte, quella mattina, c’era davvero) che è troppo libero e ha il tempo di mirare al cuore dell’area. Dove Piatek giostra fra Silvestre e Rasmussen, troppo larghi, e infila Terracciano al volo. Tutto facile, troppo facile, Perché gli azzurri cadono in un errore che, al piano più alto, proprio non si possono permettere: la banalità. Difendono, cioè, troppo blandi e pagano. La reazione porta il sempre delizioso Zajc a timbrare l’incrocio dei pali con un gran punizione al 12’, ma non a cambiare il copione. All’affondo numero 2 del Genoa, infatti, arriva anche il gol numero 2. Acquah, che fatica a trovare la posizione in fase di non possesso, lascia di nuovo troppo spazio a Criscito, ancora lui, che imbuca per Kouame (Silvestre sale per lasciarlo in fuorigioco, Rasmussen no…) e Terracciano è di nuovo battuto. La montagna da scalare, per l’Empoli, ora è ripidissima. La truppa di “nonno Aurelio” ha il merito di continuare a provarci. Anche dopo che, al minuto numero 43, Marassi applaude mentre sui tabelloni scorrono i nomi delle vittime e, subito dopo, ritrova una voce quasi assordante.



In un palcoscenico più usuale, però, fa bene anche all’Empoli. Che chiude il primo tempo e, soprattutto, inizia il secondo con la stessa impronta di gioco (quella non manca neanche nei momenti bui del match…) ma con un altro mordente. Quello che, ecco la lezione di Marassi, non può mai venire meno. Peccato che fra il solito Zajc e il gol riapri-partita ci sia un altro legno. Stavolta il palo, al 6’, e con la decisiva deviazione di Marchetti. Ballardini, fiutato e scampato il pericolo, sgancia Mazzitelli per Pandev chiudendosi in un abbottonato 3-5-2 per favorire densità e ripartenze. In realtà è solo la prima intenzione a concretizzarsi davvero. Perché l’Empoli, prima e dopo i cambi, guadagna campo e anche fiducia, ma fatalmente è la lucidità a venire meno. Così l’azione, generosa, sbatte sul doppio muro eretto dai rossoblù. Ma ha il merito, di non poco conto, di provarci, provarci e ancora provarci. Rischiando anche di prestare il fianco, ma accettando di farlo con uno spirito che dovrà essere, d’ora in poi, fedele compagno di viaggio. E lo dimostra anche quello che succede mentre sulla partita già scorrono i titoli di coda: Di Lorenzo la mette dentro, Caputo non c’arriva ma alle sue spalle c’è Mraz, in campo da una manciata di minuti, che bagna il debutto nel massimo campionato con una rete che non serve a scrivere la storia del match ma che indica la strada da seguire. Già, perché dopo 9 mesi di imbattibilità (in campionato), l’Empoli ritrova la sconfitta, ed è la prima della gestione di Aurelio Andreazzoli, ma senza perdere la sua identità e la sua idea di calcio. Che anche a Marassi, nello stadio diventato teatro dell’assurdo, conferma la sua validità. Basta crederci e metterci tutto, dall’inizio e in ogni momento. Perché l’Empoli in Serie A può starci e restarci, ma non può essere mai banale. —





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