Il Tirreno

Livorno

«Tante medaglie non per caso, il lavoro produce campioni»

Andrea Masini
«Tante medaglie non per caso, il lavoro produce campioni»

Il livornese Stefano Franceschi, tecnico federale, spiega i successi di Quadarella, Panziera, Codia, Miressi...

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glasgow

Il finale è stato da record. Con tre colpi di scena, uno dietro l’altro, che hanno riscritto la sceneggiatura di un Europeo (Glasgow) senza precedenti per l’Italnuoto: 22 medaglie, di cui sei ori, cinque argenti e undici bronzi. Miglior bottino di ogni epoca. Che certifica l’Italia del nuoto una superpotenza da 37 presenze individuali in finale e sette in staffette, 39 primati personali, 14 record italiani, un primato Cadetti, 2 Juniores, 3 migliori prestazioni al netto di 45 atleti convocati, e che si è permessa il lusso di rinunciare a campioni del calibro di Gabriele Detti, a giovani emergenti tipo Nicolò Martinenghi e ad atlete chiave per le staffette come Silvia Di Pietro. Un’Italia che ha saputo sopravvivere alla virata di Federica Pellegrini nella velocità, dopo aver dominato per oltre dieci anni i 200 stile libero, e all'influenza intestinale che ha compromesso le prestazioni di Gregorio Paltrinieri e Luca Dotto. Un'Italia che, bando alla scaramanzia e a tutti quelli che intimano di mantenere i piedi per terra, è attualmente fra le nazioni più forti del mondo e che annovera fior di atleti e tecnici, toscani e livornesi.

Di questo e altro ci racconta il tecnico federale (nonchè capo allenatore del Nuoto Livorno) Stefano Franceschi che, con Stefano Morini, forma una coppia di allenatori, labronici, di valore internazionale.

Franceschi, innanzitutto un bilancio generale su un’Italia, oramai, di caratura mondiale. Soddisfatti?

«Dei buoni risultati ce li aspettavamo, ma non di questo calibro: stupenda la Quadarella con tre titoli, spettacolare la Panziera nei 200 dorso con un crono di valore mondiale, idem Codia e Vergani, senza dimenticare la 4x200 stile libero maschile con 3 debuttanti su 4 e un Gabriele Detti che non vede l’ora di tornare in squadra. Le 22 medaglie di Glasgow sono il frutto di un sistema di crescita, formazione, aggiornamento, aggregazione ed emulazione che assicura ciclicità e produce campioni tra le corsie e nella vita, sostenuto dal continuo aumento dei praticanti, da investimenti tecnici ed economici della federazione, dalla promozione della cultura dell'acqua per la salvaguardia della vita umana, dalla diffusione capillare delle scuole nuoto federali, dalla realizzazione continua di corsi didattico-gestionali. Non ci sono segreti. Solo programmazione, passione e lavoro».

Stavolta però nessun acuto da parte di Paltrinieri e Pellegrini.

«Gregorio è salito sul podio degli 800 e 1500 stile libero, nuotando ottimi tempi, e quindi il suo Europeo è da considerarsi assolutamente positivo. Federica quest’anno ha fatto una scelta particolare, dedicandosi alla velocità, ed è riuscita comunque a centrare la finale nei 100».

Secondo lei, fin dove può spingersi Simona Quadarella?

«Simona a Glasgow si è consacrata ed ora è a tutti gli effetti un’atleta di altissimo livello. In Europa, nel mezzofondo, ha dimostrato di non avere rivali, in attesa di tuffarsi nel biennio olimpico. A mio modesto parere dietro l’americana Ledecky vedo lei negli 800 e 1500 stile libero, mentre nei 400 c’è molta più bagarre».

Il mondo, strada facendo, sembra aver preso le misure a Paltrinieri. Che ne pensa?

«Anche nei 1500 stile libero, come in altre distanze, i giovani scalpitano. Il tedesco Wellbrock è un bel talento, mentre Romanchuk non è affatto una sorpresa dato che vanta già medaglie internazionali, in ultima la vittoria in vasca corta lo scorso dicembre a Copenaghen. Ma Gregorio, per me, è sempre una spanna avanti».

Stringiamo il cerchio sulla colonia azzurra livornese: Ciampi ha brillato e conquistato il bronzo con la 4x200 stile libero. Questa staffetta, con l’inserimento di Detti, a cosa può aspirare?

«Matteo ha nuotato una frazione lanciata pazzesca e un quartetto così giovane può sognare una finale iridata e olimpica. Il recupero di Gabriele permetterebbe di compiere un ulteriore passo in avanti, visto che al momento siamo quinti dietro Stati Uniti, Australia, Gran Breatagna e Russia».

Anche la De Memme, nel fondo, se l’è cavata piuttosto bene…

«Martina super, nonostante abbia sofferto il fatto di indossare la muta obbligatoria a causa di una temperatura molto bassa».

Un po’ sottotono, invece, Franceschi e Turrini: per quali motivi?

«Sara, per varie vicissitudini, sta attraversando un periodo di difficoltà, ma siamo fiduciosi di rivederla al top in tempi rapidi, senza pressioni, e con la spensieratezza che l’ha sempre contraddistinta. A “Turro” invece è mancata la finale, se fosse entrato sono certo che avrebbe potuto lottare per una medaglia. Gestire due 400 misti mattina e pomeriggio non è mai semplice, ma il capitano ha ancora molto da dare al nuoto e alla nazionale».

È un Italnuoto che vedremo brillare anche ai Mondiali e alle Olimpiadi?

«Si tratta di palcoscenici completamente diversi rispetto ad un Europeo. Tuttavia atleti come Paltrinieri, Pellegrini, Detti, Codia, Quadarella, Cusinato, Panziera e Vergani hanno la caratura per eccellere pure al Mondiale dell’anno prossimo e all’Olimpiade di Tokyo».

Livorno produce, alleva e plasma atleti di livello internazionale. Qual è il segreto?

«Nessun segreto in particolare e la fortuna di poter crescere i nostri atleti fin da piccoli, insegnando loro tutti gli stili grazie soprattutto ad uno staff di allenatori preparati e ad uno staff di collaboratori altrettanto fondamentale. Ed è bello pure il fatto che alcuni atleti, vedi Ciampi, abbiano scelto Livorno e il Nuoto Livorno per compiere il salto di qualità. Quattro qualificati a Rio 2016, due ai Mondiali di Budapest 2017 e 3 all’Europeo di Glasgow non sono un caso. E a tal proposito mi preoccupa un po’ la situazione delle piscine livornesi: gradirei più stabilità nella gestione degli impianti, sedersi ad un tavolino il Nuoto Livorno, le istituzioni e chi di dovere per una gestione serena e programmare un percorso di crescita della scuola nuoto per un futuro ancor più luminoso». —

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