Il Tirreno

Livorno

LA STORIA 

Heike, l’umiltà di una fuoriclasse L’oro olimpico ora... pettina la sabbia

FABRIZIO BRANCOLI

La Drechsler, oggi 54 anni, ha dominato la scena del lungo per tanti anni. A Berlino ha lavorato  come addetta alla pedana «Ho avuto tanto, ora restituisco»

2 MINUTI DI LETTURA





berlino

Ricorderemo gli Europei di Berlino per le frecce britanniche, Zharnel Hughes e Dina Asher-Smith, per l’esplosione fiabesca del norvegese Jacob Ingebrigtsen, il primo millennial che vince il titolo nei 1.500 battendo i suoi due fratelli. E per molti altri fuoriclasse. Ma un posto in questa galleria di creature speciali è per una signora di cinquantaquattro anni, con il rastrello in mano, impegnata a pettinare la sabbia degli atterraggi nei salti orizzontali. La sua, nascosta in un angolo, fuori dalle dirette tv internazionali, è la storia delle storie. Perché quella donna si chiama Heike Drechsler.

Heike Daute, nata a Gera (Germania dell’Est), poi sposata col calciatore Andreas Drechsler, è stata una delle campionesse assolute dell’atletica, in tutti i tempi. Superstar negli anni 80 e 90, Primatista del mondo dei 200 e del lungo, due ori olimpoici nel lungo. A Berlino era una dei trecento volontari che si sono occupati delle gare. Ha sostenuto training e selezioni. Dal podio alla sabbia: come se Sampras facesse il raccattapalle a Wimbledon, o Maradona fosse lo steward in uno stadio. Lei lo ha spiegato con serenità: «Se ami l’atletica, vuoi restituire ai giovani un po’ di quello che hai ricevuto nella carriera. Per me anche questo è un sogno che si avvera. Sono di nuovo a contatto con gli atleti: è emozionante».

Per più di quattrocento volte è planata a terra dopo aver saltato oltre i 7 metri, la soglia invisibile dell’eccellenza nel lungo donne. Due mondiali, cinque europei, è diventata madre poco prima che le due Germanie si fondessero e a lei la disgregazione del muro, inizialmente, non era piaciuta. Ma poi ha cambiato idea, fino all’oro di Sydney 2000, a trentasei anni. Scrivevano che era la Figlia del Vento, perché il Figlio del Vento era Carl Lewis che anche lui dominava velocità e lungo. Nella vita, dopo i trionfi, ha fatto la mamma, la moglie, la testimonial, la commentatrice, ha insegnato ginnastica ai bambini degli asili.

La chiamavano con un nome pieno di tenerezza: Unsere Heike, la nostra Heike. Era la campionessa di tutti. Ora, con quel rastrello, dimostra che cosa sia il vero sport.

FABRIZIO BRANCOLI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web