Gioco
Heike, l’umiltà di una fuoriclasse L’oro olimpico ora... pettina la sabbia
La Drechsler, oggi 54 anni, ha dominato la scena del lungo per tanti anni. A Berlino ha lavorato come addetta alla pedana «Ho avuto tanto, ora restituisco»
berlino
Ricorderemo gli Europei di Berlino per le frecce britanniche, Zharnel Hughes e Dina Asher-Smith, per l’esplosione fiabesca del norvegese Jacob Ingebrigtsen, il primo millennial che vince il titolo nei 1.500 battendo i suoi due fratelli. E per molti altri fuoriclasse. Ma un posto in questa galleria di creature speciali è per una signora di cinquantaquattro anni, con il rastrello in mano, impegnata a pettinare la sabbia degli atterraggi nei salti orizzontali. La sua, nascosta in un angolo, fuori dalle dirette tv internazionali, è la storia delle storie. Perché quella donna si chiama Heike Drechsler.
Heike Daute, nata a Gera (Germania dell’Est), poi sposata col calciatore Andreas Drechsler, è stata una delle campionesse assolute dell’atletica, in tutti i tempi. Superstar negli anni 80 e 90, Primatista del mondo dei 200 e del lungo, due ori olimpoici nel lungo. A Berlino era una dei trecento volontari che si sono occupati delle gare. Ha sostenuto training e selezioni. Dal podio alla sabbia: come se Sampras facesse il raccattapalle a Wimbledon, o Maradona fosse lo steward in uno stadio. Lei lo ha spiegato con serenità: «Se ami l’atletica, vuoi restituire ai giovani un po’ di quello che hai ricevuto nella carriera. Per me anche questo è un sogno che si avvera. Sono di nuovo a contatto con gli atleti: è emozionante».
Per più di quattrocento volte è planata a terra dopo aver saltato oltre i 7 metri, la soglia invisibile dell’eccellenza nel lungo donne. Due mondiali, cinque europei, è diventata madre poco prima che le due Germanie si fondessero e a lei la disgregazione del muro, inizialmente, non era piaciuta. Ma poi ha cambiato idea, fino all’oro di Sydney 2000, a trentasei anni. Scrivevano che era la Figlia del Vento, perché il Figlio del Vento era Carl Lewis che anche lui dominava velocità e lungo. Nella vita, dopo i trionfi, ha fatto la mamma, la moglie, la testimonial, la commentatrice, ha insegnato ginnastica ai bambini degli asili.
La chiamavano con un nome pieno di tenerezza: Unsere Heike, la nostra Heike. Era la campionessa di tutti. Ora, con quel rastrello, dimostra che cosa sia il vero sport.
FABRIZIO BRANCOLI
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