Gioco
Diamanti fuori 20 giorni: «Picchiavano duro se fossi rimasto in campo me li sarei mangiati»
Infrazione alla decima costola sinistra, ma Alino guarda il bicchiere mezzo pieno: «Meglio ora che a settembre»
LIVORNO
Infrazione della decima costola sinistra sulla parte frontale. È questo l’esito degli accertamenti effettuati domenica notte e ancora ieri mattina su Alino Diamanti.
Per il giocatore sono previste tre settimane di riposo. «Meglio ora che fra venti giorni», ha confidato Diamanti ai compagni di squadra che l’hanno immediatamente chiamato per accertarsi delle sue condizioni.
Un Diamanti infuriato: «Quelli picchiavano come fabbri, se fossi rimasto in campo me li sarei mangiati vivi», si è sfogato ancora Alino con alcuni compagni, complimentandosi per la vittoria.
Va detto che c’è la speranza di una ripresa più veloce, tanto che il comunicato stampa del Livorno parla di due settimane di stop. Tutto dipenderà da come si evolverà il decorso. Una cosa è certa: in questi casi l’unica medicina è il riposo...
Una tegola che non ci voleva, vista la voglia di far bene al debutto dopo il gran ritorno, vista l’utilità tattica che Alino assume nello scacchiere di qualsiasi squadra e vista la necessità, specialmente di questi tempi, di lavorare bene sugli automatismi.
Ma è andata così: la Casertana è entrata sul terreno di gioco troppo carica, dispensando a destra e a manca pericolosi contrasti, per tutta la durata del match. Basta ricordare il contrasto assassino nella ripresa su Valiani che ha causato una reazione di Ciccio, mai vista in tre stagioni in amaranto.
Ripercorriamolo, l’episodio incriminato. Corre il minuto 24 e Diamanti subisce il quinto fallo, davanti a un Guccini troppo permissivo; la botta di De Marco è da censura e Alino si accascia. Poi, esce per farsi controllare da Manlio Porcellini. 120 secondi dopo, l’ordine per Lucarelli è perentorio: occorre la sostituzione. Il medico amaranto decide che Alino deve essere sottoposto a esami approfonditi e il giocatore viene portato in ospedale, come scritto ieri dal Tirreno.
Segno evidente di un contrasto troppo duro con abbondante lavoro di gomiti che meritava di essere sanzionato disciplinarmente. Il fantasista, che sino a quel momento aveva illuminato con tre belle aperture per i compagni, dando il senso di quel che sarebbe potuto accadere con lui in campo sino al 90’, si avvicina al centrocampo, parlamenta col quarto uomo, stando fuori dalla linea del fallo laterale. Quasi quasi, illudendo tutti che in fin dei conti tutto fosse ok. Invece, no. Era solo per dirne quattro all’uomo in giallo che ascoltava e poco replicava, quasi ammettendo, col suo silenzio, che direttore di gara conducesse troppo all’inglese. Un permissivismo che al Livorno è costato la costola del suo uomo più importante... —
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