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Una norma per i Paperoni voluta dall’ex ministro Padoan così CR7 può risparmiare

Una norma per i Paperoni voluta dall’ex ministro Padoan così CR7 può risparmiare

Il campione portoghese sfugge in questa maniera agli 007 dell’agenzia tributaria spagnola, inflessibile anche con Mourinho, Alonso e Falcao

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Mai come in questa stagione il nostro campionato è diventato il più ambito dalle stelle del calcio mondiale; ancora non è stato metabolizzato il colpo Cristiano Ronaldo che altri campioni di livello assoluto bussano alle porte della Serie A, Modric in primis. Non perché sia tornato ai fasti degli anni '90 quando era di gran lunga il torneo più prestigioso del mondo, ma per gli effetti fiscali della norma introdotta nella finanziaria 2017 da Pier Carlo Padoan, allora ministro dell'economia. Cosa prevede? Per tutti coloro che prendono la residenza in Italia, scatta, su tutti i redditi provenienti da fonte estera, una imposta forfettaria, per 15 anni, di 100mila euro annui, a prescindere dall'entità dei proventi in questioni. Lo scopo della norma è di attrarre nuovi capitali, ed annessi investimenti, nel nostro paese, proprio in virtù di questi sgravi. Una norma a favore dei “Paperon de' Paperoni”, sulla falsariga di quanto legiferato, con buon successo, qualche anno fa dal Portogallo.

Ma facciamo chiarezza, prendendo a riferimento il caso Cristiano Ronaldo. CR7 dovrà pagare le tasse secondo la normativa italiana sui 30 milioni, netti, di ingaggio percepiti dalla Juventus in quanto sono prodotti in Italia, mentre se la caverà con il forfait di 100.000 € per tutti quelli, e si parla di svariate decine di milioni, che arrivano da fonti estere. Ad esempio, se venisse scritturato per uno spot dalla Fiat, che ha sede fiscale in Olanda, ed esso venisse tramesso fuori dai confini italiani, non dovrebbe versare nulla all'erario italiano. Complessivamente, dunque, un risparmio fiscale da capogiro. Una situazione ben diversa rispetto a quanto accaduto in Spagna, dove gli 007 della “Agencia Tributaria” hanno passato ai raggi X i suoi introiti, contestandogli una enorme evasione fiscale. Risolta con un patteggiamento con il fisco spagnolo di 18,8 milioni di euro più due anni di condanna con la condizionale. Del resto la Spagna non è più il bengodi per i calciatori, come avveniva fino a pochi anni fa; i tempi della cosiddetta legge Beckham, approvata dal governo Aznar nel 2005 e rimasta in vigore fino al 2010 che prevedeva un'aliquota di tassazione ridotta dal 43% al 24% per tutti i lavoratori stranieri in Spagna con introiti superiori ai 600.000 euro annuali, sono ormai lontani anni luce. Adesso l'erario iberico è inflessibile; sono davvero tanti i calciatori di grido caduti nella sua rete: oltre a Cristiano Ronaldo, anche Messi è stato pizzicato per una evasione fiscale di 4.1 milioni, costatagli ventuno mesi di carcere, poi convertiti in una pesante ammenda di 455.000 euro. A far le spese degli 007 iberici anche Mourinho – multa di 800.000 euro per 3,3 milioni di evasione – , Xabi Alonso e Radamel Falcao. —

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di Redazione web