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Più del blasone poterono le agevolazioni per le tasse
Il fisco italiano consente di pagare soltanto 100mila euro per i redditi, anche milionari, derivanti dai diritti d’immagine
«La nuova normativa fiscale può agevolare l'arrivo in Italia di tanti campioni, ma per far ripartire l'intero movimento servono riforme strutturali». Lo dice uno dei massimi esperti di economia applicata allo sport, il giornalista e scrittore del Sole 24 Ore Marco Bellinazzo.
Perché è improvvisamente ritornata tra i grandi campioni questa voglia d'Italia ?
«Beh , conta anche il blasone della nostra Serie A; benché il nostro movimento stia vivendo un momento di declino per colpa delle mancate riforme, per i suoi trascorsi luminosi emana sempre un certo appeal. Un appeal che è sicuramente amplificato dalla norma inserita nella finanziaria 2017 che prevede per tutti i nuovi residenti in Italia una tassazione forfettaria di appena 100.000 euro. Una inezia se confrontata con i guadagni milionari di molti calciatori. Non è un caso che molti giocatori sbarcati o che arriveranno in Italia hanno avuto contenziosi anche forti con il fisco spagnolo per la questione dei diritti di immagine. Una norma della quale certamente usufruiranno questi calciatori, Cristiano Ronaldo in primis».
Quali sono le attività che rientrano in questa nuova normativa?
«Primo paletto da sottolineare è che non rientrano in questa fattispecie gli ingaggi erogati dalle nostre società, verranno tassati in base alla normativa vigente (aliquota al 43 %). Vi fanno parte, invece, i redditi derivanti dai diritti di immagine – in Spagna al 50 % con le società di appartenenza – e quelli personali di questi calciatori, in alcuni casi delle vere e proprie aziende. Fanno riferimento ad attività immobiliari, a speculazioni finanziarie ed ai relativi “capital gain”. Per poterne usufruire, però, non bisogna essere stati residenti in Italia negli ultimi 9 anni ed arrivare ad un accordo preventivo con l'agenzia delle entrate».
In quanto può essere quantificato il risparmio fiscale?
«Chiaramente la norma è tanto più conveniente e gratificante quanto più alti sono i guadagni. Quantificare in modo preciso non è semplice, anche perché alla varie entrate si applicano aliquote diverse, penso al cosiddetto capital gain, ma comunque stiamo parlando di cifre molto elevate. Nel caso di Cristiano Ronaldo non è certo campato per aria ipotizzare un risparmio di circa 10-20 milioni di euro l'anno. Del resto stiamo parlando di un calciatore che, secondo “Forbes” guadagna oltre 100 milioni. Solo 30 sono di ingaggio, quindi per “sanare” gli altri 70, in Italia basteranno 100.000 euro. Per un risparmio fiscale enorme».
Una norma del genere può essere impugnata a livello europeo?
«No, la normativa comunitaria prevede che la legislazione fiscale sia di competenza esclusiva dei singoli stati, per cui questo pericolo è inesistente. Un po' come accadeva qualche anno fa con la cosiddetta “legge Beckham” in Spagna, grimaldello per far arrivare nella Liga i più grandi calciatori del mondo o quanto avviene per i pensionati italiani in Portogallo. Ecco, in virtù di questa la Serie A potrebbe diventare il paese più ambito dalle grandi star del calcio internazionale, anche se il percorso per ridurre il gap con gli altri campionati è ancora lungo».
Cosa deve fare il nostro movimento per cogliere al volo questa grande opportunità?
«Come scrivo nel mio ultimo libro“La fine del calcio italiano”, per far ripartire la Serie A occorre un cambio di atteggiamento epocale; servono istituzioni forti, in grado di mettere in atto quelle riforme che negli ultimi anni sono state colpevolmente rimandate sine die, penso alla questione stadi, ai centri sportivi, ad una politica della Lega per valorizzare il prodotto ed il suo brand». —
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