Il Tirreno

Livorno

IL PERSONAGGIO MATTEO LANZA 

Dopo 33 anni il Samurai ama ancora Livorno «Una favola, qui i derby duravano tutto l’anno»

Francesco Parducci
Dopo 33 anni il Samurai ama ancora Livorno «Una favola, qui i derby duravano tutto l’anno»

LIVORNO«E chi se lo scorda quel giorno d’agosto di 33 anni fa...». Quando parla di Livorno Matteo Lanza si emoziona ancora. Arrivò in via Cecconi a 21 anni, era l’estate del 1985. L’anno prima aveva...

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LIVORNO

«E chi se lo scorda quel giorno d’agosto di 33 anni fa...». Quando parla di Livorno Matteo Lanza si emoziona ancora. Arrivò in via Cecconi a 21 anni, era l’estate del 1985.

L’anno prima aveva vinto uno scudetto e una Coppa Italia con la Virtus Bologna in cui giocava anche un certo Elvis Rolle: primo anno di serie A e subito il tricolore.

Alberto Bucci, nonostante il ragazzo fosse appena uscito dalle giovanili e con un roster di campioni a disposizione (Villalta, Van Breda, Bonamico, Fantin, Brunamonti) non ebbe dubbi a lanciarlo sul parquet in tante occasioni e fondamentale fu il suo apporto nella tiratissima semifinale contro la Berloni. Un anno dopo arrivò il trasferimento a Livorno, l’altra Basket Town degli anni 80: «Mi sarebbe piaciuto vedere come sarebbe andata la mia carriera bianconera, ma è stata una fortuna giocare in una città piena di entusiasmo che anch’essa viveva di basket. La livornesità, il senso di appartenenza alla PL sono entrati nel mio cuore», ricorda Lanza.

Con la maglia della Pallacanestro Livorno disputò un centinaio di partite fra campionato e play-off, tutte in A1, ma gliene bastarono due o tre per diventare uno dei giocatori più amati di sempre.

Lanza partiva bene: nel suo Dna aveva tutte le caratteristiche necessarie per diventare un idolo della Sud, sapeva giocare, prima di tutto, e poi attaccamento alla maglia, coraggio, sacrificio. Presto Renzo Marmugi lo ribattezzò su queste pagine “Il Samurai”, uno che metaforicamente non ha paura di morire per la causa.

E pensare che il maggiore dei suoi fratelli, Marco, nella primavera del 1978 quando Matteo non andava ancora a scuola, era stato fra i protagonisti assoluti della celeberrima rissa di Viareggio, probabilmente la scazzottata più numerosa che mai si sia verificata su un campo da basket, mentre il fratello di mezzo, Luca, eccellente tiratore, aveva vestito la maglia della PL nel campionato '81/82 ma era stato una meteora perché coach Primo non lo vedeva proprio e lui, di conseguenza, poco vide il campo.

Il campionato di esordio in maglia biancoblu fu anche il primo in assoluto in A1 nella storia del club e, secondo alcuni, poteva essere anche l'ultimo. Senza sponsor (il marchio Allibert arrivò solo all'ultima giornata di regular season), squadra un po' raccogliticcia (anche se da Bologna con Matteo era arrivato proprio Rolle e da Ferrara Albertazzi), con 4 giocatori livornesi (trovatela oggi, in serie A, una squadra con 4 atleti della stessa città) da molti pronosticata come sicura retrocessa, fece invece i play-off, eliminata a gara 3 dalla DiVarese. «Elvis era un vincente, oltre che un silenzioso amico. Quando decideva di giocare non ce n’era per nessuno. Fu un anno straordinario».

Ancora play-off l'anno successivo con 25 punti segnati contro Rimini e 18 contro la Virtus Bologna. Ma anche un dispiacere grosso: succede il 4 gennaio 1987, la Libertas vince il derby di 39 contro un’Allibert che in campo presenta i due gettonari Mungar e Boston e Matteo oggi fa capire che sì, quella è una ferita ancora aperta: «Preferirei cancellarla dal calendario quella data», nonostante alle cicatrici il suo corpo sia abituato (9 interventi chirurgici subìti). Perché sente di aver contribuito a dare ai suoi tifosi un dispiacere di quelli che il tempo non cancella.

«Il derby di Bologna contro la Fortitudo lo sentivo meno in quanto giocavo contro degli amici - ricorda oggi -. Addirittura alcuni erano stati anche compagni di scuola e poi in quel periodo la superiorità era schiacciante e con la Virtus vincemmo tutti quelli giocati. A Livorno invece il derby durava tutta la stagione, era una vittoria anche il ko dei cugini».

Il campionato '87/88 fu, con l'arrivo di Addison, anche quello nel quale la PL ottenne il suo miglior risultato di sempre: semifinale sfiorata e diritto di partecipazione alla Korac. Ma a quella Korac Matteo non partecipò: il feeling con coach Sacco non era mai stato ottimale e in estate dovette fare le valige, destinazione Pistoia. —

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