Il Tirreno

Livorno

amaranto: l’intervista 

«Ritiro duro, si impara a soffrire Con Lucarelli ci divertiremo»

Flavio Lombardi
«Ritiro duro, si impara a soffrire Con Lucarelli ci divertiremo»

Da Fiumalbo parla Protti: «Cristiano sta dimostrando esperienza e personalità Il lavoro è stato intenso: forse all’inizio lo pagheremo, ma poi saremo costanti»

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Igor Protti, appena il tempo di dare il benvenuto a Niccolò Giannetti che il nuovo attaccante si è infilato negli spogliatoi per sostenere la prima seduta con gli amaranto. «Ha voluto con tutte le forze venire da noi e questo è un grande segnale che ci viene dato - dice il club manager - vuole fare bene, vuole vivere una stagione importante con la nostra maglia».

Siamo arrivati praticamente alla fine del ritiro. Un bilancio anche sulla scorta delle due stagioni precedenti?

«I ritiri sono tutti uguali ma allo stesso tempo tutti diversi. Nel senso che gli impegni più o meno sono invariati, la routine insomma è la solita. Abbiamo cambiato sempre sede, da Acqui Terme a Salsomaggiore per finire questa volta con Fiumalbo. Il lavoro è andato bene, sin qui è stato molto importante, intenso, improntato per ottenere risultati che forse non saranno immediati, ma in teoria possono garantire un rendimento costante per l’intero campionato. Uno sforzo che andrà smaltito, effettuato dai ragazzi con tanto impegno e senza mai lamentele. Ritengo ci sia da essere molto soddisfatti».

La preparazione si è fatta sentire contro il Ravenna...

«Si è visto chiaramente. Tuttavia a noi non interessa un risultato a sensazione ottenuto in amichevole. Pur ammettendo che, quando ci sono difficoltà in situazioni simili, quando cioè non ce la fai fisicamente, devi sforzarti a livello mentale per reagire alle avversità e dare qualcosa in più. Certi impegni servono anche per correggere il tiro, capire cosa si sbaglia e migliorarsi in vista della volta successiva. Ma erano davvero stanchi».

A proposito di stanchezza e degli oltre 100 chilometri fatti di corsa, il Protti giocatore queste fatiche le ha conosciute bene.

«Vent’anni fa era proprio un’abitudine generale fare ritiri massacranti. Per me, era una tortura. Avevo caratteristiche fisiche da scattista. E certi carichi mi sconvolgevano. Ma era la base per ottenere risultati quando si faceva sul serio. Allenarsi duramente è anche un bel modo per imparare a soffrire. Un vantaggio quando, in una partita vera, si diventa capaci di andare anche oltre i propri limiti».

C’è tanto entusiamo: a Fiumalbo tanti tifosi hanno portato il loro calore ai giocatori.

«Una situazione diversa rispetto al passato, dove si è riscontrato un ambiente più asettico. Privi della nostra gente, che invece in questi giorni è venuta. Un po’ spinta dall’ondata promozione, un po’ anche per i segnali arrivati dalla società. E non parlo solo del mercato. C’è l’arrivo di Lucarelli, ma anche quello di Vanigli per quanto riguarda la conduzione tecnica. Personaggi che riavvicinano tutti e che aiutano a fare un solo blocco: giocatori, club, tifosi».

Lucarelli non è una scoperta in senso assoluto. Eravate insieme al Tuttocuoio. Vedendolo all’opera, che differenze ci sono?

«Sono passati altri due campionati, nei quali ha fatto molto bene e lo hanno aiutato. Più esperto, ma con le solite caratteristiche. Grande personalità, il suo modo di vedere il calcio, il suo modo di aspettarsi dai giocatori il massimo dell’impegno».

La proprietà è vicina...

«C’è Peiani, un livornese motivato. Dalla metà degli anni ’80 mancavano dirigenti espressi dalla città. Un bell’aiuto per Aldo e Roberto Spinelli che da vent’anni danno garanzie che altri si sognano». —

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