Gioco
Bosco, adesivi e diagonali: qui sboccia il Livorno di CL99
Clima super nello spogliatoio, Lucarelli autoritario ma sceglie il “tu” coi veterani Dainelli già leader, Bruno ai saluti, e il gruppo cresce anche in pizzeria
I piedi nel ghiaccio, Lucarelli che controlla, il vocione di Mazzoni, quintali di pasta e corse infinite nei boschi. Sboccia qui il nuovo Livorno, a due ore e mezzo di macchina e 953 metri di dislivello.
Fiumalbo raggiunge appena i 1200 abitanti, per cui l’arrivo di una squadra in ritiro è un mezzo evento. Qui sono passate ad esempio Lucchese e Prato ma il campo da calcio d’estate ha sempre ospitato diverse amichevoli. Anche il Pisa ha giocato qui, si nota da un adesivo dei “Kapovolt”, un gruppo di tifosi nerazzurri. L’ha notato anche Valiani. «Ragazzi, ma quello quando lo leviamo?» . E dal tono sembra anche serio.
Ne abbiamo visti molti di ritiri. E qui c’ davvero un bel clima. Un gran clima. Non parliamo del freschino post-cena che ti costringe a mettere la felpa, ma dell’aria che si respira vivendo a fianco di questo gruppo. Lucarelli ha la cultura del lavoro, molto più adesso di quando faceva il calciatore. Ma lo guardi e la prima dote che capisci è la capacità di dirigere ma non accentrare. Di controllare ma sapersi affidare. Ogni tabella è stilata insieme ai suoi collaboratori, a Vanigli, Conticchio, al professor Bartali. Ma poi Cristiano lascia margine, delega a ciascuno ciò che sa far meglio. Ha fiducia nei suoi uomini ed è un piacere veder lavorare questo staff. Vanigli che consiglia Gonnelli sulle diagonali, più in là Conticchio che parla di inserimenti ai centrocampisti, Lucarelli con due occhi guarda le punte e con altri due controlla il resto.
Ma i primi giorni di ritiro, più che per aspetti tecnici servono per lavorare sotto il profilo atletico e creare un gruppo. Al lato atletico come detto ci pensa Alberto Bartali, che Cristiano ha avuto lo scorso anno a Catania. Il lavoro è pesante, tra corse nei boschi e ripetute. «Boia che fatica... qui si lavora davvero», ci confida Andrea Luci dopo la doccia di fine allenamento.
Il gruppo forse mai come quest’anno ha personalità forti. Lo scorso anno c’erano Mazzoni, Luci, Borghese e Bruno. Abbiamo perso Borghese e forse perderemo anche Bruno che ha chiesto di avvicinarsi a casa. Ma sono arrivati altri giocatori di grande personalità. Uno di questi è Dainelli. Leader silenzioso, entrato in punta di piedi ma che all’istante ha conquistato una autorità riconosciuta dal gruppo. Anche Diamanti è di esempio, non molla un centimetro e carica sempre i più giovani. E pure Kozak sotto questo profilo si sta dimostrando uomo di spessore. Oltre naturalmente a Mazzoni e Luci da cui si riparte ogni anno. Due che non tradiscono.
Autoritario, dicevamo di Cristiano. Che non significa padre-padrone. Significa che sa farsi rispettare. Il tutto senza negarsi ogni tanto una delle sue battute perché quelle fanno parte del dna. La concessione che ha fatto è che alcuni giocatori, in quanto ex compagni, possono dargli del tu, dunque Dainelli, Diamanti, Mazzoni, Valiani. Ma è stata più una scelta naturale che studiata a tavolino.
Anche perché, visto quanto si corre, qui a tavolino si pensa solo a mangiare. Petti di pollo e quintali di pasta vanno via come se piovesse, anche se qualcuno mangerebbe pure i camerieri. Giovedì sera c’è scappata una pizzata, tutti insieme. Volete sapere una cosa? È bello vedere Lucarelli e Protti vicini anche a tavola. Oh allora, noi livornesi siamo fatti così. —
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