Gioco
Libor, la stella europea e quei 605 giorni di stop Ma se ora sta bene...
LIVORNO. In un 3-5-2 con gli esterni di centrocampo abili nell’uno contro uno ad arrivare sino alla linea di fondo e metterla in mezzo, è un ariete devastante. Il suo destro, può essere ferro o può...
LIVORNO. In un 3-5-2 con gli esterni di centrocampo abili nell’uno contro uno ad arrivare sino alla linea di fondo e metterla in mezzo, è un ariete devastante. Il suo destro, può essere ferro o può essere piuma, parafrasando Mario Brega in “Bianco, rosso e Verdone”.
Tanto spietato se c’è da calciare di potenza, quanto bravo ad addomesticare la palla disegnando traiettorie morbide. Si tratta di Libor Kozak, centravanti alla Lucarelli, ceko 29enne di 193 centimetri che tutti ricorderemo alla Lazio, ma anche quando, girato da Lotito in prestito al Brescia, vinse il campionato cadetto.
È tornato al calcio giocato lo scorso novembre, quando, svincolatosi dall’Aston Villa (che nel 2013 lo pagò dai capitolini 7 milioni), ha firmato fino a giugno con il Bari con15 presenze e due reti, di cui una decisiva verso la fine del campionato, quando i “galletti” batterono al San Nicola il Frosinone. Diciamolo subito. Questo è un giocatore che se non avesse subìto due grossi infortuni, attualmente nella nostra serie A non varrebbe meno di 15 gol a stagione.
È stato sfortunato. Perché ad inizio 2014 si fratturò tibia e perone in allenamento ed è stato costretto al ritorno in campo dopo 605 giorni anche a causa di una operazione non ben riuscita che ne allungò i tempi di recupero. Poi, la frattura alla caviglia nel gennaio 2016 sul terreno del West Bromwich. Nell’agosto 2017 rescinde il contratto con la società di Birmingham per provare a rilanciarsi col Bari. Per lui, anche 8 presenze in Nazionale con due reti, di cui una segnata a Buffon contro l’Italia a Torino il 10 settembre 2013, nel 2-1 azzurro valevole per la qualificazione Mondiali. —
Flavio Lombardi .
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