Il Tirreno

Livorno

Sottil è arrivato ai saluti «Non ha senso proseguire»

di Fabrizio Pucci
Sottil è arrivato ai saluti «Non ha senso proseguire»

«Io scorretto? Non è vero, è chiaro che la fiducia del Livorno è venuta meno Dare le dimissioni? Di sicuro con la società troveremo il giusto accordo»

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LIVORNO. Fine di un amore. Le strade di Andrea Sottil e del Livorno sono già separate anche se manca l'ufficialità. Sembra ieri, il 7 luglio 2017, giorno dell'arrivo del tecnico piemontese in amaranto. Da allora di cose ne sono accadute: la partenza sprint, il calo, le dimissioni, il suo ritorno, l'esonero e poi il secondo ritorno coinciso con il successo con il Pisa e infine il trionfo prima di settimane controverse: un biennale richiesto e mai accordato, qualche dubbio di Spinelli al di là delle sue dichiarazioni di faccia. Poi di dichiarazioni ne sono arrivate altre, ieri. Sono quelle rilasciate in esclusiva al Tirreno dal direttore generale Mirco Peiani con cui di fatto ha chiesto al tecnico le dimissioni dopo il suo presunto incontro con il Catania hanno avuto l'effetto di un cuneo inserito dentro una crepa già evidente.

Sottil ha preso atto e ha capito che per lui è arrivato il momento di cambiare aria: «Certo. A questo punto è chiaro che tutta questa fiducia in me il Livorno non ce l'aveva. Adesso con quale spirito potrei prendere in mano la squadra? Sarei un tecnico sfiduciato in partenza. Sono amareggiato ma per nulla polemico. Non è mia intenzione esserlo. Non ha senso. Certo. Sono rimasto male per le parole lette sul giornale perché sono pesanti».

Sottil è vero che ha incontrato l'amministratore delegato del Catania, Pietro Lo Monaco?

«No. Non ho incontrato nessuno».

Però è chiaro che qualche richiesta le sarà arrivata...

«Quello si. Dopo tutto, l'anno scorso ho vinto il campionato e il mio lavoro non è passato inosservato. Mi fa piacere pensare di essere stato apprezzato».

Richiesta arrivata non direttamente a lei, quindi?

«Esatto. Alcune società hanno contattato il mio avvocato, ma io ero l'allenatore del Livorno».

Sebbene non fosse arrivano l'accordo con Spinelli per il biennale che aveva richiesto...

«Questo è vero, ma non ne ho mai fatto una questione determinante per la mia permanenza in amaranto. Certo, quel diniego mi aveva indotto qualche riflessione perché la titubanza era fin troppo evidente. Ma al netto di tutto questo ero molto motivato perché avevo la possibilità di allenare per la prima volta in serie B e questa considerazione va al di sopra di tutte le altre. Ripeto. Non voglio far polemica con la società, ma sul giornale ho letto cose non belle. Tutto sommato credo di aver dato tanto al nostro Livorno».

Qual è la cosa che le ha fatto più male?

«Beh. Diciamo che voglio precisare una questione fondamentale: io sono sempre stato corretto e trasparente nei confronti del Livorno. Non posso essere accusato di aver tenuto un comportamento antiprofessionale. Ribadisco di aver avuto qualche richiesta, di cui si è occupato il mio avvocato. Tutto qui. In questo periodo non ho mai rilasciato dichiarazioni, non sono mai state pubblicate foto di me in compagnia di altri dirigenti. Da questo punto di vista sono sereno e proprio per questo motivo ho trovato i concetti espressi dal Livorno irrispettosi».

Adesso come pensa di risolvere la questione? Si dimette?

«A questo punto credo che la società e il mio avvocato dovranno trovare una soluzione».

Ci perdoni l'insistenza: si dimette?

«Faccio una premessa. Nel calcio come nella vita tutte le cose hanno un inizio e una fine. Figuriamoci se non può rompersi il rapporto tra una società e un allenatore. Non è il caso di fare drammi. Piuttosto mi piacerebbe che arrivassimo a una separazione serena come si conviene che accada tra persone adulte e serie. Senza nessun tipo di rancore, né di polemica, ma con la comune consapevolezza di aver compiuto un'impresa con la promozione in serie B in una stagione nella quale almeno un paio di squadre erano sulla carta nettamente superiori alla nostra».

Si riferisce ad Alessandria e Pisa?

«Lo ha detto lei. E comunque attenzione: nemmeno Viterbese e Siena erano da meno. Diciamo che noi siamo stati bravi. Molto bravi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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