Gioco
Due maratoneti fra gelo e 3mila orsi
MASSA. Cuore, testa, muscoli e polmoni per spingersi sempre oltre i propri limiti. Esistono manifestazioni estreme e affascinanti che possono essere affrontate solo da atleti preparati sia...
MASSA. Cuore, testa, muscoli e polmoni per spingersi sempre oltre i propri limiti. Esistono manifestazioni estreme e affascinanti che possono essere affrontate solo da atleti preparati sia fisicamente che mentalmente, maratone che solo a pensarci vengono i brividi, non solo per il freddo. È il caso dei maratoneti apuani Nicola Ciani e Massimo Della Pina, reduci dalla “Spitsbergen Marathon”, manifestazione che si svolge ogni anno in Norvegia nella cittadina di Longyearbyen, nelle isole Svalbard.
Per Ciani, esperto ultramaratoneta con alle spalle manifestazioni che lo hanno visto protagonista anche nei deserti più difficili (Sudafrica, Cina, Iran, Oman e, più di recente, India), è stato - per così dire - il battesimo del freddo. Una gara che si svolge infatti nella città abitata più a nord del mondo, dove vivono 2mila persone che convivono con 3mila orsi bianchi. «La cosa particolare di questa manifestazione – ha spiegato Ciani – è che durante il percorso sei scortato da ranger armati proprio per il pericolo rappresentato dagli orsi bianchi. Nella gara è andato tutto bene, ma la mattina seguente un orso è penetrato nel magazzino di un albergo dove ha fatto parecchi danni. Detto questo, è stata la mia prima maratona in un luogo del genere, dove si correva con temperature attorno agli 0 gradi e in cui le difficoltà maggiori si presentavano quando faceva vento, un vento proveniente dal Polo Nord che dista mille e trecento chilometri da dove si svolge la manifestazione. Alla fine sono arrivato sedicesimo assoluto ed è stata una bellissima esperienza in un paesaggio fantastico».
Molto bene anche Della Pina che, a differenza di Ciani, ha affrontato la mezza maratona arrivando dodicesimo assoluto e addirittura terzo nella sua categoria. «Mi è sempre piaciuto fare sport e correre – ha detto Della Pina – e se ho affrontato questa esperienza è per “colpa” di Nicola. Ho sempre voluto visitare le isole Svalbard, si è presentata questa occasione e lui mi ha trascinato con sé. Rispetto a Nicola preferisco fare distanze minori, però devo dire che è stata un’esperienza incredibile in mezzo a una natura meravigliosa come solo un fiordo può avere. Il risultato è stato davvero ottimo, quindi tutto bene. Particolare anche aver corso difesi da ranger armati che ci seguivano a bordo dei quad per la presenza di orsi bianchi che sono in maggioranza rispetto alla popolazione della città».
Per affrontare ultramaratone o maratone così dure vicino a limiti estremi, non si può improvvisare ma avere una preparazione mentale, oltreché fisica, davvero importante. «Facevo già la maratone – ha aggiunto Ciani – poi ho deciso di spingermi ancora più in là e nel 2010 ho conosciuto il noto ultramaratoneta carrarese, Paolo Barghini, da cui mi sono fatto allenare sia dal punto di vista fisico che mentale. Partecipare a competizioni così lunghe e difficili in piena autosufficienza (vieni fornito solo dell’acqua, il resto te lo devi portare da casa, ndc) e in condizioni assolutamente prive dei minimi comfort, richiede una preparazione minuziosa sotto tutti i punti di vista: non si può lasciare nulla al caso. Certo, non si può improvvisare. Ora mi preparerò per fare all’inizio dell’anno prossimo una gara nel deserto del Chad». A Ciani fa eco Della Pina. «Chiaramente ci vuole una grande passione per lo sport – ha concluso l’atleta apuano – e peraltro noi siamo un gruppo di amici che condividono delle bellissime esperienze insieme. Sicuramente la fatica è compensata dal correre in posti meravigliosi. Insomma, si unisce l’utile al dilettevole. Anche in Norvegia poi sono arrivati atleti da tutte le parti del mondo».
Alessandro Tabarrani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
