Gioco
La firma di Igor Protti: «Bene il premio ma l’obiettivo è salvarsi»
Livorno, il team manager dopo il rinnovo del contratto con la società amaranto: "Mi voglio giocare adesso la categoria che ci siamo ripresi con merito"
LIVORNO. Igor Protti, quali sono le tre cose che le hanno fatto decidere di andare avanti?
«Sono stato due anni a contatto con la squadra con l’intento e l’obiettivo di tornare nella categoria che avevamo conquistato a Treviso. Mi voglio giocare adesso la categoria che ci siamo ripresi con merito. La presenza di Peiani è una presenza importante se non altro perché, come è stato anche ricordato in precedenza, era dalla fine degli anni ‘80 che non c’era un livornese in società dal punto di vista operativo. Per ultimo ma non per ultimo, anzi, diventa praticamente la ragione principale, il rapporto che ho con la gente e con la città di Livorno».
Tutte cose belle...
«Tutte cose che mi fanno venire voglia di combattere per ottenere determinati obiettivi. Come ha ricordato Peiani, per la prima volta è stato addirittura annunciato un premio promozione ancor prima che inizi il mercato. Ma voglio ricordare che l’obiettivo principale del Livorno deve intanto essere quello di mantenere la serie B. Col tempo, con i progetti ben fissati, ci sarà tempo di migliorare. C’è la volontà di impostare diversamente il futuro in un certo modo, cioè strutturale, come avere anche un centro sportivo, e questa è la garanzia per ottenere dei risultati. A prescindere da quelli che dà il campo».
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Lei che fu reduce della squadra di Treviso, quando fu confermato tutto il blocco promozione, come vede la scelta di cambiare molto per affrontare la nuova categoria?
«All’interno di una società ci sono ruoli e compiti. I quali danno potere ma lo limitano. Sul cambiamento dei giocatori e del modulo, si rientra nelle competenze dell’allenatore e del direttore sportivo. Posso dare dei giudizi ma le decisioni non le prendo io. Se ci sono elementi che secondo Sottil non si adattano bene al nuovo modulo, mi fermo lì. Ma tutti, chi resta e chi partirà, resteranno nel mio cuore».
Pensa che si debba fare un nuovo patto di Genova per tenere unite tutte le componenti?
Interviene Peiani: «Noi spieghiamo a tutti il nostro programma, ma non c’è bisogno di andare a Genova. I tifosi, anche quelli della curva, li incontro io. Avendo un rapporto costante, riportando ai soci le idee della gente. Vorrei ci fosse unità d intenti e giungere, lo dico da sognatore, almeno a 8 mila abbonamenti».
Riprende Protti: «Lessi un giorno una frase che diceva “se una persona sogna resta un sogno; se a sognare sono in due, diventa una mezza realtà”. Ecco, cominciamo a sognare un po’ tutti insieme...».
Il contratto viene firmato davanti ai fotografi e agli operatori televisivi. Poi, solo sorrisi a trentadue denti. (f.l.)
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