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Roland Garros, Panatta ci crede: «Marco, ascolta soltanto te stesso»

di Vezio Trifoni
Roland Garros, Panatta ci crede: «Marco, ascolta soltanto te stesso»

L’ex campione su Cecchinato che sfida Thiem in semifinale. «Gli è scattato qualcosa dentro, può vincere il torneo»

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PARIGI. «È bello che Cecchinato sia in semifinale. Nel tennis è così tutto monotono ed invece una sorpresa così, italiana per di più, rende Roland Garros un torneo straordinario». Marco Cecchinato è davvero la sorpresa di questo inizio giugno e per Adriano Panatta ci sono chance anche contro Thiem: «I giocatori si dividono in quelli che devi battere come Cecchinato e quelli si battono da soli – spiega il campione di Parigi 1976 – questo ragazzo è bravo, lotta in campo e non ti regala nulla e non si lamenta. Contro Thiem se la può giocare e tra l’altro l’austriaco tira tutto forte e se non dovesse trovare la giornata giusta il nostro atleta avrebbe le armi per il successo. Sa fare bene tutto ed è in fiducia».

Al primo turno Cecchinato ha vinto 10-8 al quinto set con il rumeno Copil e anche Panatta ha vinto Parigi dopo aver superato al primo turno il ceco Utka 12-10 al quinto: «È un’altra storia perché io arrivavo dalla vittoria degli Internazionali d’Italia e all’epoca non c’era stacco – continua Panatta – comunque la chance c’è perché non c’è il livello di qualche anno fa e vedere Cilic o Del Potro protagonisti sulla terra dà la possibilità a tanti di poter vincere questo Slam. È chiaro che il favorito è sempre Nadal».

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Cecchinato è l’8° semifinalista Slam. Il primo fu De Morpurgo nel 1930, l’ultimo Corrado Barazzutti nel 1978. Entrambi a Parigi come il siciliano. Nel mezzo Giorgio De Stefani, Beppe Merlo, Orlando Sirola, Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta. Che guardando alla semifinale di domani con Dominic Thiem suggerisce: «Non ascoltare nessuno. Adesso deve fare una sana doccia, un bel massaggio, andare in albergo, riposarsi, mangiare bene, riposarsi e dopo una bella nottata fare una sgambatura. Insomma, meno ascolta la gente e meglio è. Mi sembra un ragazzo equilibrato, dovremmo essere felici per quello che ha fatto, ma ogni gara ha la sua storia. Se sono disposto a cedere il mio trono? L’ho ceduto tanti anni fa, poi a me i troni non piacciono, gli auguro tanta fortuna. Se dovesse vincere avrei il vantaggio che nessuno mi chiederebbe più nulla della mia vittoria del 1976. La qualità nel suo tennis Cecchinato evidentemente ce l’aveva già. Poi capita che si trovano momenti favorevoli, scatta qualcosa, si prende fiducia e si capisce che puoi giocartela con tutti e cambi come giocatore. È la cosa più bella che possa capitare ad un giocatore, quando capisce di potersela giocare con tutti».

E così è successo al siciliano che prima di Parigi era 72 al mondo ora è già 27. Era riuscito ad entrare tra i top 100 solo nel 2015 e sembrava destinato nel 2016 a chiudere la sua carriera perché coinvolto in un caso di scommesse: venne squalificato 18 mesi, poi ridotti in appello a 12 e infine cancellati per un vizio di procedura. Dopo la squalifica torna a giocare ma con risultati abbastanza deludenti. Fino al successo nel Challenger di Roma, a maggio. È l’inizio della scalata. È al 97° posto del ranking ed entra di diritto nel tabellone principale di Wimbledon dove esce al primo turno da Nishikori. Nel 2018 la consacrazione. Ad aprile vince il torneo di Budapest, primo successo in un torneo Atp; a Monaco, supera al primo turno Fabio Fognini. A Roma esce al secondo turno contro David Goffin, battuto poi a Parigi agli ottavi. L’impresa ai quarti contro Djokovic è storia recente ma il sogno potrebbe non essere terminato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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