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dopo la finale di champions 

Le scuse di Karius ai tifosi dei Reds

Le scuse di Karius ai tifosi dei Reds

«Dopo i miei errori non sono riuscito a chiudere occhio»

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LIVERPOOL. Portieri e papere. E la solitudine che le accompagna. Un leit motiv che ha riempito gli almanacchi della storia del calcio, fatta di figuracce e psicodrammi e che da sabato sera vedrà l'emarginazione di un altro numero uno. “Calamity Karius”, come la stampa britannica ha prontamente ribattezzato lo sfortunato (e maldestro) portiere del Liverpool dopo la figuraccia a Kiev nella finale Champions, resterà a lungo nella memoria dei tifosi di mezzo mondo. In lacrime, travolto dai suoi stessi errori e nemmeno circondato dall'affetto dei compagni. Anche nella carriera dei più bravi qualche macchia si trova, ma se capita in eventi importanti come una finale Mondiale o Champions, può segnare la vita oltre che la carriera. La doppietta “"messa a segno” (è proprio il caso di dirlo) nella sua porta ha trasformato l'aitante Loris Karius in simbolo di una delle serate più nere nella storia del calcio. Prima il rinvio con le mani sui piedi di Benzema, poi le mani che si aprono e diventano viscide come burro sul tiraccio di Bale segneranno indubbiamente la carriera di questo classe '93 tedesco, destinato ad essere ricordato per gli svarioni più che per le parate.

Così ieri è arrivato il “mea culpa” condito da ripetute scuse a club, compagni e tifosi. «Non sono riuscito a chiudere un occhio fino ad ora - fa sapere via Instagram lo sfortunato e maldestro portiere – , le scene mi passano ancora attraverso la testa ancora e ancora. Sono infinitamente dispiaciuto per i miei compagni di squadra, per voi tifosi e per tutto lo staff. So che ho incasinato il match con i due errori e ho deluso tutti. Come ho detto, vorrei solo tornare indietro nel tempo ma non è possibile. Così è ancora peggio perché pensavamo che avremmo potuto battere il Real Madrid e siamo rimasti in partita per molto tempo. Grazie ai nostri incredibili tifosi che sono venuti a Kiev e mi hanno tenuto su, anche dopo la partita. Non lo do per scontato, ma ancora una volta mi ha fatto capire che grande famiglia siamo. Grazie e torneremo più forti».

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di Redazione web