Gioco
Un Borghese col popolo «Fiero di voi»
Martino e il suo amore per Livorno «Spero che non sia finito tutto qui»
LIVORNO. Martino Borghese, lo ricordiamo sabato all’uscita dall’androne dell’Armando Picchi, quando la partita era oramai terminata da quasi un’ora. Una processione di fermate, la sua. Tifosi baby che si sono immortalati in selfie con il gigante buono, baci ed abbracci con adulti conosciuti durante la sua permanenza in amaranto. Roba sincera. Qui, non si è finto nulla. Poi, il numero cinque si è diretto verso qualche compagno. Altri saluti. Perchè, la “guardia svizzera” era in partenza per Lugano per far ritorno nella nostra città ieri sera. E’ uno dei pochi che risiede a Livorno. Dove cioè si respira il tifo, dove c’è contatto con la gente, nelle botteghe di quartiere, così come quando hai voglia di prendere un caffè al bar e il tipo che legge il giornale alza lo sguardo, ti riconosce, e comincia a relazionarsi con te. Parlando di calcio, parlando del Livorno. E non ti azzardare a pagare il conto. Uno di quelli che ha bandito il mondo ovattato e sterile di Tirrenia. Il modo migliore, secondo alcuni, per capire cosa significa per un livornese, avere un giocatore che vive la città. Un po’ secondo il modello antico, quello dei tempi del calcio più genuino, quello romantico, quello dei giocatori che fanno parte della collettività e non ne sono avulsi.
Ultima partita della stagione, grande soddisfazione giocare 90’. E il futuro?
«Non so nulla. Ma adesso godiamoci questa vittoria. Vorrei salutare tutta Livorno, i tifosi, i miei compagni, soprattutto un grande abbraccio alla curva che per tutto questo tempo mi è stata vicina. Vecchia e giovane guardia. Poi tutti quelli di Borgo Cappuccini, il mio rione. Un vera famiglia per me».
A prescindere dall’essere titolare, lei è un uomo spogliatoio. Si aspetta una chiamata di conferma?
«Per me, sarebbe un sogno restare, non l’ho mai nascosto. Io mi sento questa maglia come una seconda pelle. Ma questo dipende dalle valutazioni che farà prossimamente la società. Io quest’anno ho fatto tutto per rimanere, ero fuori dal progetto sin da luglio, ho stretto i denti, volevo raggiungere un obiettivo con questi compagni. Sapevo che ce l’avremmo fatta dopo la delusione del campionato precedente. E’ un ambiente favoloso, si è creata una alchimia speciale nella quale i tifosi hanno capito i momenti di nostra difficoltà ed invece di contestare ci sono stati più vicini».
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