Il Tirreno

Livorno

«Tradito dalla Libertas eppure ero il capitano»

di Andrea Masini
«Tradito dalla Libertas eppure ero il capitano»

Basket. Lo sfogo di Edoardo Nesti, da leader gialloblù a escluso di lusso «Ho dato tanto e mi hanno trattato come fossi l’ultima ruota del carro»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Come è bizzarra la vita: per quattro anni combatti e vinci da capitano, poi di punto in bianco sei costretto a svestire la maglia della Libertas Liburnia per motivi di lavoro e per alcune decisioni collaterali del club. La storia è quella di Edoardo Nesti, l’autore dei liberi staffa, colui che si è assunto la responsabilità di riaccendere - dopo quasi 30 anni - l’areoplanino gialloblù. L’icona di un roster che il 28 maggio scorso è salito al ferro per tagliare la retina simbolo di una promozione da Oscar del basket, ottenuta sui rivali della Pielle Livorno al termine di una finale da libro cuore (3-0). Fotografie che Nesti - elemento di clamorosa esperienza che avrebbe fatto comodo anche in Serie B - non dimenticherà mai e che rimarranno tatuate nella sacra scrittura del basket livornese. E invece capitan Edo la cadetteria non l’ha vissuta nemmeno per un minuto.

Nesti, in estate la società aveva deciso di confermarla. Poi cosa è successo? Si aspettava un trattamento diverso?

«A settembre - nel bel mezzo della preparazione - mi si è presentata un’opportunità di lavoro alla quale non potevo rinunciare. Di conseguenza, con gli allenamenti alle 18, ho dovuto sacrificare il basket, ma non senza prima chiedere al coach e alla società una soluzione alternativa. Per esempio spostare 2/3 volte alla settimana la seduta alle 20, in maniera tale da organizzarmi e proseguire l’avventura con la maglia della Libertas».

La risposta?

«Negativa. Impossibile. E allora visto che oggigiorno il basket, di Serie B o Serie C, non dà da mangiare ho scelto ovviamente la via professionale».

Per uno come lei, che ha girato l’Italia e adora il basket fin da bambino, quanto le è mancato il parquet quest’anno?

«Un ‘botto’, si dice in sleng labronico (ride, ndr). Mi è dispiaciuto abbandonare i miei compagni e non è stato neppure semplice passare dal campo alla tribuna dal giorno alla notte. E dispiace ancora di più a distanza di mesi perché sono convinto di non aver mai creato problemi (uno dei pochi…), mentre negli anni dentro lo spogliatoio ne ho viste di tutti i colori».

Quindi?

«Non mi sentivo un intoccabile, ci mancherebbe, però nemmeno l’ultima ruota del carro e sapevo che prima e poi la miccia sarebbe finita…».

In che senso?

«Nel senso che per un’opinione espressa sui social riguardo la stagione passata ho incassato commenti di cattivissimo gusto, alcuni addirittura offensivi».

Da parte di chi?

«Non faccio nomi ma potete capire».

Da parte dell’allenatore Pardini?

«Niente nomi».

Capitano e tifoso libertassino, ha sofferto nel vedere i suoi colori sconfitti 30 volte su 30?

«Beh, sì. Un anno fa, anche grazie a coach Pardini e alla dirigenza, eravamo riusciti a creare entusiasmo intorno alla Libertas, mentre ora è di nuovo tutto a zero. Anzi, sotto zero».

In che rapporti è rimasto con la famiglia Pardini?

«Non li sento da novembre, quando provai a ricandidarmi anche solo per provare a rimarginare la frattura con la tifoseria e con Giacomo Dell’Agnello. Poi qualche settimana fa è emerso questa disputa sul web…».

Che tipo di errori sono stati commessi, sempre dal suo punto di vista?

«Un pizzico in più di umiltà non avrebbe guastato. Alla Libertas ho dato tutto me stesso e avrei continuato a farlo con amore. Lo stesso amore e passione che misi nella trasferta di San Giovanni Valdarno, questa la voglio proprio dire: mi spaccarono il sopracciglio, ma con una fasciatura rimasi in campo. Vincemmo. E dopo la partita andai all’ospedale».

Edo Nesti tornerà in campo, o ha definitivamente appeso le scarpette al chiodo?

«La voglia è quella di un 18enne. Quindi sono sulla piazza…».

A distanza di un anno dal triplo ko nel derby, la Pielle è nuovamente in finale playoff? Dove può arrivare?

«Da libertassino faccio una fatica tremenda ad ammetterlo (ride, ndr), ma spero per coach Da Prato e un po’ di amici fra i giocatori che arrivino il più lontano possibile e facciano meglio della Libertas...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web