Gioco
Questa Fiorentina che non molla mai
Bella vittoria in rimonta a Genova, l’Europa League è ancora lì dietro l’angolo
GENOVA. Per completare la festa viola è mancata la sconfitta dell’Atalanta con la Lazio: fosse arrivata la squadra bergamasca disterebbe adesso un sol punto. Invece i punti sono due e comunque va bene lo stesso a questa Fiorentina che davvero non molla mai, che riesce sempre a buttare il cuore oltre l’ostacolo, che sa come tirare fuori il coraggio e l’orgoglio e come attingere a ogni stilla di sudore ed energia. Una Fiorentina che a due gare dalla fine resta agganciata al treno Europa ed è proprio ciò a cui ambiva. Una Fiorentina che non si arrende neppure quando gli avversari riescono a capovolgere il risultato in pochi minuti, quando proprio un ex, Giuseppe Rossi, torna al gol addirittura dopo 4 anni dall’ultimo realizzato in Italia («Felice che stia bene e che la sua rete non abbia pesato sul risultato» sorride Pioli); neppure quando il giocatore che poi sostituisce lo stesso Rossi (l’ex milanista Lapadula) fa centro al primo pallone che tocca portando il Genoa sul 2-1 a metà ripresa. Una mazzata che avrebbe piegato un elefante. Non però Pioli e i suoi ragazzi: dopo il vantaggio ottenuto con merito nel finale di tempo con una rete di Benassi (5.o sigillo stagionale) su assist di Simeone, l’altro grande ex della sfida, riescono dopo un breve momento di sbandamento a ricompattarsi, a sfruttare al meglio l’espulsione di Pandev per un fallo su Bruno Gaspar e a rimontare con un uno-due tutto francese: prima pareggia Eysseric inserito per Saponara, poi Dabo (dentro per uno stanco Badelj) che sigilla su cross di Chiesa il 3-2 dopo aver colpito poco prima il palo. Prime reti in A per entrambi, importantissime per questa vittoria che tiene aperta la corsa all’Europa League. Il 3-2 di Marassi è dunque un risultato che per la Fiorentina va oltre i tre punti. «Era come una finale, giusto festeggiare», dice Pioli. È lo specchio di una stagione che per la sua squadra è stata complicata fin dall’inizio, fino al culmine contrassegnato dalla scomparsa improvvisa di Astori due mesi fa (il capitano è stato omaggiato al 13’ dal Genoa e da tutto il popolo rossoblù oltreché naturalmente dai numerosi tifosi fiorentini al seguito, con una sua foto sugli schermi dello stadio e la scritta “Ciao Davide” sui led a bordo campo). È una vittoria ottenuta su un campo tradizionalmente difficile e contro un avversario sempre tosto, che ha battagliato fino all’ultimo pur non avendo più obiettivi da rincorrere, una vittoria che rimpolpa quella prestigiosa sul Napoli e consolida, al di là dei ko con Lazio e Sassuolo, la striscia positiva dei viola trattandosi dell’ottava nelle ultime 11 partite, oltretutto ottenuta a 5 anni dall’ultima conquistata a Marassi sul Genoa con Rossi e Gomez. Altri tempi. Quelli attuali registrano un allenatore da applausi e un gruppo che, partito rivoluzionato dal mercato estivo e in mezzo a forte scetticismo, è riuscito a smentire tutti, crescendo, migliorando, diventando una squadra vera. Ora però, ringhia Pioli, manca l’ultima zampata. «Prima che al Milan dobbiamo pensare ora a battere il Cagliari, dovremo raschiare tutto quello che abbiamo per provarci fino all’ultimo: finisse ora il campionato saremmo già soddisfatti però abbiamo la possibilità di fare qualcosa di eccezionale per noi e i nostri meravigliosi tifosi. Dentro questo spogliatoio – conclude con orgoglio – c’è tanto lavoro, c’è tanta qualità e tanto di quel che ci ha lasciato Davide". Al quale lui e i compagni dedicano alla fine il solito saluto e questa vittoria mentre il popolo viola festeggia giustamente fiero di questa Fiorentina.
Brunella Ciullini
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