Il Tirreno

Livorno

«Spinelli ha creduto e pagato il progetto la B è merito suo»

di Flavio Lombardi
«Spinelli ha creduto e pagato il progetto la B è merito suo»

Laudicino elogia il presidente e lo spirito della squadra  Tra le nuove iniziative una maglia amaranto a ogni neonato 

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Maurizio Laudicino, responsabile marketing del Livorno volato in serie B con una giornata d’anticipo: usi un aggettivo per definire questa stagione.

«E’ stata una stagione pazzesca».

Quella flessione però ci ha fatto tremare...

«Fino a gennaio, sia dal punto di vista sportivo che commerciale è stato tutto esaltante, sei mesi che ci hanno riservato solo gioie. Poi ci sono stati quei due mesi travagliati che hanno rimesso tutto in discussione. Ma per fortuna c’è stato il lieto fine. Iniziato col derby e proseguito con la vittoria di Olbia con l’Arzachena. Non poteva finire diversamente, sarebbe stato ingiusto qualsiasi altro epilogo».

Il merito a chi va?

«A chi ha avallato il progetto. In primis, alla famiglia Spinelli. Ricordo che affrontare la serie C non dà utili, ma solo debiti. Ci vogliono spalle larghe. Subito dopo, penserei a chi è stato investito del compito».

Cioè?

«Nicola Pecini, Mauro Facci, Andrea Sottil, Igor Protti, per proseguire con chi è arrivato dopo, come Marco Arturo Romano. Un merito da ascrivere infine a tutto il team e per team voglio intendere giocatori, staff tecnico, massaggiatori, medico. C’è uno spirito di squadra al quale non si sfugge. Altrimenti, i risultati non arrivano».

Lei a gennaio ha detto di no alla Fiorentina per sposare la causa amaranto...

«Livorno ha il suo fascino ed è troppo bello poter lavorare qui».

Il marketing nel calcio è diverso da quello di altri settori: lei ha imparato in un attimo...

«Nel marketing ci si ispira a chi lo fa già bene. Quindi ai paesi anglosassoni. Vale a dire gli States con le sue quattro leghe professionistiche, e il calcio britannico. Dove le società non vivono tanto di vendita di biglietti al botteghino, quanto di proventi che il marketing fornisce. Non si può più prescindere dal rapporto coi propri clienti. Che sono i tifosi. Abbiamo gettato le basi per creare di nuovo il senso di appartenenza».

Per esempio?

«La possibilità data alla nostra gente di interagire e da parte nostra la capacità di ascoltare cosa avevano da dirci. Per recepire».

Ha rivoluzionato il mondo dei tifosi...

«Ricordo le espressioni alla conferenza stampa di luglio. Mi guardavano come un visionario, quando elencavo le cose che volevo fare. Invece, giorno dopo giorno sono stati attivati i social (Twitter, Instagram e FB, ndc) che danno opportunità ai tifosi di essere in contatto quotidiano, rinnovato il sito, lanciato la app, da ultimo la newsletter come fa da anni il Real Madrid».

La ciliegina è stata il concorso per la terza maglia...

«Dare opportunità al fortunato vincitore di veder prodotta la divisa, ospitarlo per due giorni allo stabilimento Legea, avere la maglia numero uno in ricordo, non è cosa di poco conto. L’operazione si sta rivelando un successo, stanno arrivando centinaia di bozzetti. Il nostro è un atteggiamento che prevede il tifoso come parte attiva di quel che vogliamo fare».

C’è stato pure l’ingresso massiccio nelle scuole...

«Abbiamo bisogno di nuove generazioni che frequentano lo stadio, quei ragazzini che devono venire al Picchi tifando Livorno, scordandosi di inter, Juve, Milan. Averli portati sugli spalti in un anno in cui si è vinto il campionato, ha creato entusiasmo nei bambini delle elementari. Poi, andare alle superiori con lezioni di marketing, e dare ai migliori l’opportunità di fare uno stage in sede. Vedere da dentro come si fa. Dalle cose più piccole alle più importanti, nel mondo del lavoro».

Fra i progetti anche il pensiero ai nuovi nati, sul modello dell’Atalanta, ripreso dal Manchester Utd...

«Partiremo il prossimo campionato. Regalando ad ogni bambino che nasce, una magliettina del Livorno».

Cosa resta da fare?

«Tanto. Daremo maggior protagonismo ai nostri sponsor che sono già 80, dando poi sempre più importanza all’accordo che facemmo con Confcommercio e Confesercenti».

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