Il Tirreno

Livorno

«Godiamocela tutta»

di Flavio Lombardi
«Godiamocela tutta»

Luca Mazzoni al Tirreno: la gioia e i retroscena della stagione

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LIVORNO. E nella settimana di festeggiamenti, non poteva mancare la presenza di Luca Mazzoni, in redazione al Tirreno. Per la diretta facebook insieme ai tifosi, il tutto sotto la conduzione del nostro giornalista Alessandro Bernini. Un giocatore “made in Leghorn”, giunto alla terza promozione (in precedenza due volte promosso in A, l’anno in panchina di Acori-Ruotolo e poi Nicola) che questa serie B se l’è presa sul campo mettendoci il cuore anche nelle occasioni in cui gli infortuni lo hanno assillato. Per rientrare il prima possibile. Come dopo la distorsione nella ripresa ad Olbia contro l’Arzachena. Un miracolo, dopo la prognosi iniziale di 30 giorni. «La domenica, sul traghetto, durante il viaggio di ritorno, ero pessimista. Ma al lunedì, mi sono sentito al telefono con il nostro medico, chiedendogli se sarei riuscito a tornare per la partita con la Carrarese. Mi dette appuntamento al campo. È iniziato così il percorso di fisioterapia, fino alla rifinitura del venerdì. Sarebbe stata quella la prova del fuoco. È andata bene. Devo ringraziare tutti».

Da qui, ovvio che un riferimento al suo rapporto con la città, il suo senso di appartenenza, è d’obbligo. Mettendoci sempre la faccia. Mentre arrivano, sparpagliati, i messaggi di Gino Schirripa, Manola Pappalepore, Mirco Gullotto, Gabriele Possenti, Matteo Sarti, Diego Bisè, Filippo Spinelli, Andrea Bertoli «Grande Luca, sei il meglio, uno di noi, bel portiere anche se deve stare più tranquillo».

L’estremo difensore sorride e poi spiega. «Due anni fa andai a Terni, facendo rescissione. Un po’ per i rapporti col presidente, un po’ perché non sentivo di poter dare quello che volevo al Livorno. Ma una volta retrocessi, la chiamata di Protti fu decisiva. Proviamo a ripartire, facciamo un progetto, disse. Avrei potuto fare spallucce e pensare agli affari miei. Ma non potevo dire di no. Nel frattempo, io ho capito un po’ di più come ci si comporta, altri hanno intuito meglio come sono davvero. Questo campionato mi ha dato moltissimo sotto il profilo umano».

Eppure, questo Livorno non era dato fra le favorite all’inizio. Poi, dopo l’avvio, la testa trionfale della classifica. Seguita dalla crisi e la grande paura di non farcela più. «Durante il ritiro pre campionato, ci mettevano davanti Alessandria, Pisa e addirittura l’Arezzo. Ma per noi è stato meglio così. La grossa consapevolezza l’abbiamo avuta con la vittoria di Siena. La crisi? Un girone di andata strepitoso, in cui i punti venivano perché si correva il doppio degli altri. Ma dovevamo immaginare che allentando un po’, potevamo fare fatica. La rilassatezza c’è stata, così come anche un problema fisico naturale. Perchè non esiste squadra che regge certi ritmi per tutto l’arco del torneo. Non arrivando i risultati, abbiamo cominciato a pensare che forse potevamo rivivere l’incubo dell’Alessandria. Ma era giusto fossimo premiati noi alla fine. Gli altri hanno retto peggio alla tensione».

Si è vinto con Sottil, ma quasi paradossalmente si deve ringraziare anche Foschi. Probabilmente senza di lui non sarebbero arrivati i tre punti con Siena e Viterbese. «Foschi è un bravo allenatore, ma non è valutabile. È rimasto troppo poco per dare un’impronta. Ma forse è vero che lui ha il merito di aver dato una scossa che il quel momento ci voleva». Roberto Guscelli chiede se la “strigliata” di Spinelli è servita. «Se l’intenzione del presidente era mirata a ricompattare l’ambiente ancor più di quel che già era, si. Allora dico che è stato un fenomeno».

Va detto però che la crisi si spiega anche per via di una rosa con alcuni elementi che difficilmente si possono sostituire. Alcuni esempi, Bruno, Valiani, Vantaggiato. «Avere questa gente al top, è importante, ma è anche vero che giocatori di analogo valore come alternative è impossibile facciano da riserve in serie C. Magari a gennaio, poteva arrivare qualcuno di pronto per l’uso...».

Ed eccoci al tema di mercato, e il riferimento che Diego Berto fa su Diamanti. Mazzoni è secco: «uno come lui, che ha giocato in nazionale, che la gamba non la tira mai indietro, in un campionato come la C, eccome se faceva comodo...» Se gli domandi invece qualcosa di Manconi, lo difende: «È uno che ha bisogno di fiducia. Mi ricorda Siligardi: se i soldi fossero miei, lo comprerei subito».

Intanto, tra le decine di messaggi, arriva il saluto di Emerson: «Uno come Ramos quando ti capita la fortuna di averlo non deve più sfuggirti. Prima da giocatore e poi da dirigente. Uomo spogliatoio, che se volesse giocare l’ultimo anno da noi lo prenderei al volo».

Mazzoni racconta poi la gioia del derby e prima di congedarsi regala una battuta a Alessio Orlandi che gli chiede di Gucher. «La vittoria è stata la scossa definitiva - riprende Mazzoni - . Avevamo una determinazione tale che era impossibile finisse diversamente da come è andata. Fossimo stati così anche all’Arena, non avremmo perso e forse avremmo potuto fare festa anche prima del match con la Carrarese. Di Gucher, che dire? Non l’ho visto nel sottopasso, non l’ho visto durante la partita, non l’ho visto al triplice fischio. Anche volendo, non potevo dirgli nulla...».

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