Gioco
Pardini mai una gioia, Libertas chiude il campionato con trenta ko
Livorno, record di sconfitte nel campionato di serie B, girandola di giocatori, accuse e veleni. Eppure l’allenatore è rimasto l’unico intoccabile
LIVORNO. Di strisce negative ne è pieno il mondo, ma di strisce negative perseveranti come quella di coach Gabriele Pardini al timone della Libertas Liburnia (2017/2018) ce ne sono poche.
IL RECORD… DEI RECORD. Anzi, probabilmente è unica nel suo genere e vi spieghiamo il motivo: anche l’Aurora Desio perse 30 partite su 30 nella stagione ‘89/’90 (Serie A), ma alla dodicesima giornata Claudio Bardini fu esonerato per far spazio a Stefano Bizzosi. La mannaia infatti, nel 99,99% periodico dei casi, ricade sull’allenatore. Un dazio che Gabriele Pardini - il coach della scalata alla B - non ha pagato. I gialloblù hanno perso 30 volte e per 30 volte in panchina si è seduto Pardini che, stando ai registri, ricopre pure la carica di vicepresidente del consiglio direttivo; un vero e proprio primato - senza nessun alibi per allenatore e società - che va ben oltre la figuraccia di Desio (pareggiata appunto dalla Libertas…), con l’abito del roster mutato in almeno tre circostanze e con 20 pratiche di tesseramento inoltrate alla federazione. Il risultato? Sempre lo stesso. Mai una gioia.
NUMERI DA “CAPOGIRO”. In realtà, nella storia recente della pallacanestro italiana, c’è chi ha fatto addirittura peggio della Libertas: si tratta del Basket Club Giugliano, zero vinte e 32 perse nell’allora quarto campionato nazionale (DNB 2010/2011). Un dato, quello di non gioire mai, che va a sommarsi per quel che riguarda la Libertas a 2639 punti subiti (87,9 di media), 19,1 la media dei punti di scarto, 20 giocatori utilizzati, 11 dei quali migrati altrove per frizioni nei confronti di staff tecnico e società.
DIMISSIONI RESPINTE. Un bailamme che il 29 gennaio scorso spinse Pardini a rassegnare le dimissioni (annunciandole direttamente alla squadra e certificate da un file audio…), ma comunque mai attuate.
Da quel momento in poi altri 11 bocconi amari, il salto a ritroso con tre giornate d’anticipo e la conferenza stampa di sabato 14 aprile, dove oltre alle strategie future si è fatta pure un pizzico di autocritica: «La città non ci ha supportato, tante promesse che ci erano state fatte sono andate disattese. E strada facendo ci siamo accorti che non eravamo pronti per un campionato che non ha niente a che vedere con la C Gold - ha spiegato il coach gialloblù che, stando ai rumors e alla pagina Facebook, ha un contratto fino al 2020 - abbiamo pagato il noviziato e commesso errori di inesperienza».
PAROLA DI COACH (CAMPIONE D’ITALIA). Sul disastro Liburnia si è soffermato anche Walter De Raffaele - allenatore della Reyer Venezia, formatosi come giocatore proprio nella Libertas - in occasione del 'Pegaso per lo Sport 2018': «Siamo riusciti ad infrangere un record mondiale nel non vincere neanche una partita e la città si ritroverà ancora una volta fuori dai campionati nazionali. Un “delitto” sia per la passione che c'è tutt'oggi, sia per le strutture che ci sono».
BYE BY PASSIONE. Dulcis in fundo, lo 0/30 ha fatto disinnamorare quella frangia di appassionati che si erano riversati sui gradoni del PalaMacchia per il derby promozione, vinto con merito dalla Libertas di Pardini (7-0 durante i playoff). Poi, però, qualcosa si è incrinato, vuoi per i risultati, vuoi per la mala gestione di alcune situazioni, fino a frantumarsi a causa dell’addio di Giacomo Dell’Agnello, uno dei beniamini della tifoseria organizzata nonché artefice della promozione insieme al capitano Edoardo Nesti, Andrea Armillei (capitano del nuovo corso…), Leonardo Mariani e Gonzalo Beltran. Morale: dopo il 28 maggio 2017 nulla è andato per il verso giusto. Nulla di nulla. E la Libertas Liburnia ha scritto una delle peggiori pagine della tradizione cestistica livornese.
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