Il Tirreno

Livorno

«Il crollo Libertas? La città non ci ha aiutati»

di Francesco Parducci
«Il crollo Libertas? La città non ci ha aiutati»

Pardini jr a ruota libera: «Tante promesse, poi sono spariti. Futuro coi giovani, mi motiva di più»

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LIVORNO. Conferenza stampa Libertas. Location quella consueta del bar Il Palcoscenico, in piazza Goldoni. Questa volta invece il palcoscenico ha il sipario calato, nel senso che è chiuso sprangato e tocca accomodarsi a uno dei tavoli del locale lasciati lì sulla piazza battuta dalla tramontana. Ma non è l'unica anomalia. In altre circostanze la conferenza sarebbe stata forse convocata per presentare al meglio il derby con Montecatini, in scena il giorno dopo. Questa volta la partita non viene invece neppure nominata, segno evidente che di questo campionato ormai si preferisce parlare il meno possibile, un brutto sogno da dimenticare il più in fretta possibile.

«Ci siamo ritrovati in serie B senza aspettarcelo – dice Gabriele Pardini – con merito ma anche per alcune circostanze favorevoli. Strada facendo ci siamo accorti che non eravamo pronti per un campionato che non ha niente a che vedere con la C Gold, né come struttura societaria, né come risorse. Mi sono ripromesso di cambiare atteggiamento, di essere il meno polemico possibile, ma devo dire che la città non ci ha supportato, che tante promesse che ci erano state fatte sono andate disattese. Abbiamo pagato il noviziato, abbiamo commesso degli errori di inesperienza, calati come eravamo in un mondo nuovo ma il problema principale sono state le risorse. Solo un paio di amici sponsor ci hanno aiutato, il resto è uscito dalle nostre tasche. Non potevamo competere con squadre che arrivano anche ad avere un milione di euro di budget».

Pardini jr. parla a ruota libera, ma l'autocritica è appena sfiorata, nessun cenno, per esempio, all'incredibile girandola di giocatori che è iniziata ancor prima del campionato e che è finita solo da poche settimane. «Comunque non butto via tutto di questa stagione – continua – mi sono fatto esperienza, ho conosciuto un mondo nuovo, agenti, un modo diverso di dover costruire una squadra, i problemi legati alla ricerca degli appartamenti, le utenze, tutta roba prima sconosciuta. Ma la serie B senza risorse adeguate, e lo dico anche a chi eventualmente ambisse a andarci, è una autentica sciagura, una maledizione. Quindi dobbiamo cambiare modello e il modello da prendere a esempio è quello del Don Bosco: una squadra di giovani, fatta in casa, con pochi o punti parametri, con una foresteria, che possa contemporaneamente fare la C Gold e un campionato giovanile. Giocheremo con Armillei, che sarà il capitano, e poi Pantosti, Brunelli, Mangoni, due ragazzi del 2001, Ferretti e Bernardini, destinati a completare il roster e poi una serie di giocatori stranieri da valorizzare nel breve e medio termine, non che stiano con noi per una sola stagione. Anche perché allenare giocatori già formati non mi motiva più. A parte quelli che ho nominato nessuno dei giocatori di quest'anno resterà con noi, anche se ritengo un privilegio della mia carriera aver allenato e collaborato con un giocatore e una persona come Roberto Chiacig».

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