Gioco
«Mi hanno proibito di riprendere Diamanti»
Il presidente attacca il mercato di gennaio: Alino è un fuoriclasse, c’era l’accordo e avrei dovuto impormi. Ma hanno insistito a dirmi che il gruppo era sano...
LIVORNO. La sfuriata dell’altro ieri del presidente Aldo Spinellial Centro Coni continua a far discutere i tifosi. Ma l’inattesa “irruzione” del patron dopo il ko di Arezzo ha sicuramente lasciato il segno anche nello spogliatoio amaranto. E non si tratta solo delle posizioni di Luca Mazzoni e di Daniele Vantaggiato, che dopo il confronto con Spinelli saranno probabilmente esclusi dalla trasferta di Olbia, ma di tutta la squadra nel suo complesso: la marcia amaranto nel girone di ritorno, fatte alcune eccezioni, è stata infatti davvero deludente con l’ampio margine di vantaggio che è stato incredibilmente dilapidato.
Certo, la promozione in serie B è ancora possibile ma adesso per il Livorno si è fatta dura, molto dura: non è più permesso sbagliare e forse proprio per questo motivo, Spinelli ha voluto strigliare la squadra. E non solo i giocatori. L’altro ieri, per concludere la visita, l’imprenditore genovese ha sostenuto un incontro con Luciano Foschi al quale non sono mancati Elio Signorelli e Ìgor Protti. Cosa si siano detti, è però top secret.
Alle 12,35, la Porsche Cayenne del presidente ha iniziato il ritorno verso il capoluogo ligure. La bufera è così finita. Lasciando però cocci qua e là. Anche i giocatori da lì a poco, sono usciti per andare a pranzo. Abbandonando l’impianto sportivo uno a uno con la propria macchina. Scossi. Per tornare tutti al pomeriggio. Compresi i due “dissidenti” Mazzoni e Vantaggiato. Prima di sgommare, Spinelli ha però ribadito, con fermezza, le sue convinzioni.
«Nel calcio non c’è niente di scontato. Alla fine, si fa valere chi corre, chi lotta e sente la responsabilità di un traguardo - dice il presidente - Non possiamo perdere l’obiettivo a causa di nervosismi e intemperanze. Non si possono fare due prestazioni belle come con Siena e Viterbese, ed essere brutti come con la Pro Piacenza e con L’Arezzo. Non ci sono giustificazioni. Se non si corre, non siamo nessuno. Non serve il grande nome, non serve smaniare in campo per prendere poi dei gol sciocchi. Ci sono stati scontri forti, con Mazzoni, Vantaggiato ed altri. C’è da scoprire se effettivamente alcuni sono in condizioni mentali di giocare. Se sì, bene. Altrimenti, venga il turno di altri. Le cose ci si dicono in faccia. Io le ho dette senza problemi. Si vince in undici e si perde in undici». Poi Spinelli torna sulla vicenda del mancato acquisto di Alessandro Diamanti, una vicenda che il Tirreno ha raccontato - unico mezzo di informazione ad averlo fatto - in tutti i suoi dettagli tra dicembre e gennaio.
«Qui non ci sono fenomeni o fuoriclasse. L’unico fuoriclasse poteva essere è Diamanti che mi fu proibito di prendere - sottolinea Spinelli, senza fare i nomi dei responsabili che però è facile individuare - Ho visto Alino in questi giorni e mi son pentito di non essermi imposto quando c’era già l’accordo. Ma mi hanno detto che il gruppo era sano... Così a gennaio non ci siamo rinforzati, ci siamo indeboliti. Non è venuto nessuno che faccia la differenza. Diamanti era partito sparando un po’ alto, ma ci stavamo accordando. Allora, siccome ormai non si può tornare indietro, bisogna fare quadrato dimostrando che siamo in grado di ottenere la promozione. Protti? Qui ci sono troppi senatori e Igor è l’uomo giusto per gestire certe situazioni. Arezzo è stata l’apice della vergogna e dovevo sfogarmi. Ci sono alcuni in sovrappeso. Scelte tecniche? Le fa l’allenatore. Mazzoni o Pulidori? Mazzoni tecnicamente non si discute, ma quello del portiere è uno dei ruoli più delicati della squadra. Che trasmette tranquillità ai compagni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
