Il Tirreno

Livorno

«Possiamo sempre farcela ma ora vogliamo 11 leoni»

di Flavio Lombardi
«Possiamo sempre farcela ma ora vogliamo 11 leoni»

Viaggio tra i supporter dopo la delusione di Arezzo, tra speranze e critiche «Gettare al vento una stagione di questo genere sarebbe un vero sacrilegio»

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LIVORNO. La sconfitta di Arezzo getta nello sconforto i tifosi. Gente per la quale ci vorrebbe un premio promozione dedicato. Passioni ereditate, che non si barattano per nessuna cosa al mondo. Il Livorno chiama. E loro rispondono. Un giro di opinioni, ciascuno dice la propria. Con l’esortazione a vincere sabato a Olbia, ritenuti 90’ spartiacque. Quelli che possono restituire il sorriso.

«Ho la sensazione di rivivere i medesimi momenti di due anni fa quando siamo retrocessi - dice Andrea Daddi - quando tutti dicevano che la prossima partita sarebbe stata quella del riscatto. Un riscatto che non veniva mai. Sento la conferenza stampa di Foschi e mi tranquillizzo. Vuole un Livorno incazzato e poi vedo una squadra moscia. C’è qualcosa che non va, troppo evidente la differenza con il girone d’andata». Gli fa eco il padre, Icilio Daddi, un ultrà della prima ora, di quelli nati dopo la metà degli anni ‘70. «Dopo aver vinto con Siena e Viterbese mi ero rassicurato. Ma siamo tornati alle solite. Qui ci vuole uno psicologo di quelli bravi. L’allenatore? Sarei andato avanti con Sottil. Un capitano va a fondo con la sua nave. E alla fine si facevano i conti».

Si continua a girare, ed ecco Massimo Gnolfo che spara a raffica. «Diverse le cause. Richiami errati sulla preparazione durante la pausa e un mercato di gennaio inadeguato. Non trascurerei inoltre la paura. I giocatori percepiscono il nervosismo che c’è attorno. Se anche Foschi ha i soliti problemi di Sottil, significa che non era determinante la conduzione tecnica». Roberto Giannicchi, prima dello scatto si cinge il collo con una sciarpa storica. Donatagli anni fa da un noto tifoso della nord che con quell’accessorio, accompagnò per tutto il campo Miguel Vitulano dopo un derby vinto col Pisa. «Qualche superuomo di troppo nello spogliatoio e scarsa attitudine ad essere leader. Il rimedio? Bene che vadano subito in ritiro, lontani da tutti e da tutto. Li porterei subito in Sardegna, ma non sul mare: in Barbagia».

«Il campionato lo possiamo vincere solo se riusciamo a stare compatti - dice Marco Marchetti -; tuttavia, ero ad Arezzo e, al ritorno a casa, sono stato male tutta la notte. Direi pure che è incomprensibile stare sempre a litigare con la terna. Bisogna imparare a mordersi la lingua, essere più furbi e figli di buona donna».

È lady ovunque, quella che da anni non si perde una partita in casa ed in trasferta. Antonella Romanacci offre il suo pensiero. «Qui, non si corre. E mi sembra anche evidente che qualcuno non ha più la convinzione di prima. Il delitto perfetto si è consumato poi a gennaio. Con valutazioni molto discutibili sui rinforzi. Ce la faremo lo stesso? Non lo so. So solo che Protti, sotto la curva, martedì, era in difficoltà a darci delle risposte...».

Per Massimo Lombardi, figlio di Piero, storico presidente del Magnozzi e del Centro Coordinamento, è stato errato mandar via Sottil. «L’effetto Foschi è durato poco. Qui ci sono problemi che riguardano la squadra. Murilo poi, si è fatto scioccamente espellere, lui che se in vena spacca la partita. Ora, non lo avremo nemmeno per il derby. Non sono atteggiamenti maturi, sarà un’assenza grave. Gettare così una stagione sarebbe un sacrilegio».

Un altro super tifoso si avvicina. «La società mi sembra più in difficoltà dei giocatori - attacca Massimo Malaguzzi - e tante sono le dinamiche che in questa sede non sarebbe corretto affrontare. Il 18 dicembre Diamanti aveva già la maglia addosso, altri non giocavano e non si sapeva perché. Ognuno si faccia una domanda e si dia una risposta. Si disse che Alino avrebbe turbato l’idillio interno. Perché, ora son rose e fiori? Attenzione, perché su questa via, si rischia il sorpasso anche del Pisa».

Mario Barnini, ex dirigente è sintetico: «La speranza è vincere a Olbia e fare anche un pareggino con il Pisa. Forse basterebbe per tornare in linea di galleggiamento e riprendere il cammino». Giovanni Longobardi, ha indosso la maglia di Piovani, quella di Treviso. Donatore di sangue, ha scelto martedì mattina per adempiere al dovere civico ed avere la giornata libera dal lavoro per andare a Arezzo con la moglie Rossella. «Dopo Olbia, ne sapremo di più. Là decidiamo il nostro destino. Ho speso 100 euro per andare alla partita e non vedere nemmeno un tiro in porta. Vergogna!».

Carlo Tozzi, nipote di “Cecchino”, vecchio magazziniere del Livorno. «Il girone è equilibrato, steccano un po’ tutte. Ce la possiamo fare, puntando anche su eventuali demeriti degli altri”. Chiude Mario Fracassi. «Il problema secondo me non riguarda gli schemi. C’è qualcosa di più grave sotto. Ma bisognerebbe essere uno della società per sapere esattamente le cose, al di là delle chiacchiere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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