Gioco
La rabbia dei tifosi, ma sotto la curva ci va Igor
Oltre 200 ad Arezzo, con sostegno e cori fino all’ultimo minuto di recupero. Poi però arrivano le critiche
AREZZO. Finisce male. Con gli oltre 200 tifosi che, infuriati, chiamano la squadra sotto la curva a fine partita. I giocatori però si fermano a bordo campo e allora ad andare sotto il settore è Igor Protti. Solo lui. Che lascia agli altri gli applausi e ci mette la faccia quando ci sono i veleni. Qualche parola scambiata coi tifosi, poi anche Igor torna indietro. A testa bassa.
Anche la squadra imbocca il sottopassaggio a testa bassa. Non è una partita digeribile per chi si è fatto oltre 400 km di martedì, magari prendendo un giorno di ferie. Non finisce qui, ma l’unico modo di scusarsi è andare a sbranare gli avversari nelle prossime partite.
In curva sono quasi 250, arrivati con due pullman, alcuni pullmini e diverse auto. Il settorino ospite si riempie però solo a partita iniziata, quando arrivano gli ultras. Ci sono gli striscioni del club Magnozzi, del club Porto, di Milano Amaranto e del Gruppino Alcoolico, Brigata Toffee, sempre presenti ovunque. Non c'è invece il Livorno: se avesse la grinta di quei ragazzi che cantano, si starebbe già 0-2 al 15'. E invece il gol lo segna Cutolo, che esulta eccome.
I segnali di vita del Livorno sono flebili. Troppo flebili. Gli ultras cantano e spingono il Livorno, ma qui ci vorrebbe un tir per trascinare una squadra che non riesce a mordere. Quel “Forza ragazzi” che si alza all’intervallo è quasi un grido disperato, di incitamento e di speranza. E in effetti il Livorno a inizio ripresa sembra più vivo. Ma la speranza di pareggiare naufraga quando Murilo si fa cacciare.
In curva continuano a cantare, qualcuno pure a torso nudo. Fino al fischio finale. Poi la rabbia, la delusione. A Olbia i tifosi ci saranno. E lì, stavolta , dovrà esserci anche squadra.
(al.ber.)
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