Il Tirreno

Livorno

«Il mio Arezzo sfati il tabù poi tornerò a tifare Livorno»

di Flavio Lombardi
«Il mio Arezzo sfati il tabù poi tornerò a tifare Livorno»

L’ex Aniello Cutolo crede nella salvezza: «Ma bisogna iniziare a vincere in casa» Sulla corsa alla serie B vede bene la squadra di Foschi: «Se la merita tutta»

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LIVORNO. Aniello Cutolo, uno dei grandi ex di Arezzo-Livorno (l’altro è Mazzoni che è stato sull’altra sponda nella stagione 2009/10), terminata la seduta di allenamento, parla della situazione societaria ancora non definita e che fa tremare loro ma anche chi ci ha giocato senza vincere, della partita di martedì e della corsa promozione.

Luciano Foschi, allenatore del Livorno, sostiene che senza tutti i problemi che avete avuto, sareste lì, a lottare con Livorno e Siena...

«Forse il mister esagera con i complimenti. Sicuramente, però avremmo fatto un altro tipo di campionato. Questo mi sembra ovvio. Livorno e Siena tuttavia, sono oggettivamente superiori. Ma non nascondo che saremmo stati nei primi cinque o sei della classifica. Purtroppo, la situazione che abbiamo vissuto è stata davvero drammatica ed aggiungo che non è ancora finita. E così, invece di parlare in questo momento di eventuale ingresso con una buona posizione nei playoff, abbiamo a che fare con i problemi legati alla salvezza. Tenendo presente che a breve arriverà un’altra penalizzazione. Una continua corsa ad handicap».

Tre partite da recuperare perché la Lega voleva salvaguardare la regolarità del campionato. Ma se non si trova un milione entro aprile, l’Arezzo rischia di scomparire. Alla fine, che regolarità sarebbe?

«Appunto. C’è un’ennesima asperità da superare. La Lega, così come anche noi, ha fatto di tutto per far slittare gli impegni di campionato e farci giocare con un po’ più di sereno. Ci auguriamo che la situazione venga risolta. Ma non dipende da noi. Che possiamo solo fare il nostro dovere in campo e nulla più. Certo, finisse male, ci sarebbe un vantaggio non di poco conto per chi non dovrebbe più giocare contro l’Arezzo. Ma non voglio assolutamente pensare a questa eventualità. Sarebbe una sconfitta per tutti. Per noi soprattutto, dopo i grandi sforzi fatti».

Siete l’unica squadra che deve affrontare da qui alla fine, le prime tre in classifica. Un bel ruolino...

«Il mese di sosta non ci ha fatto bene. A Viterbo l’abbiamo pagata cara, riscattandoci per fortuna giovedì contro la Pro Piacenza in trasferta. Il calendario non ci dà conforto, è vero. Ma non per presunzione, l’Arezzo è in grado, una partita per volta, di tirare fuori il massimo. Quindi, pur essendo consapevoli che non sarà per niente facile, giocare contro Livorno, Siena e Pisa sarà come giocare con tutte le altre. Cioè, ogni partita ha tre punti in palio e da qui alla fine, quando scendiamo in campo corre obbligo di cercarli con chiunque ci sia davanti».

Osservando la vostra marcia in campionato, risultereste più una formazione versione esterna. Perché fuori avete vinto cinque volte, mentre in casa, quattro, con altrettanti pareggi e sei sconfitte. Solo una coincidenza?

«Probabilmente, in casa abbiamo sempre l’assillo di far risultato che a volte per una squadra è deleterio. Si tratta di una situazione che viviamo da inizio campionato, quando ancora sembravamo una società come le altre. Ma ora bisogna sfatare anche questo tabù, perché è sul nostro campo invece che si deve costruire la nostra salvezza. Il gruppo, supportato dall’aiuto dei nostri tifosi che sono sempre stati encomiabili. Spero solo che si sia rientrati definitivamente, con la partita del Garilli, in quel clima campionato che ci è mancato tanto. Abbiamo nove finali che ci aspettano. Ogni partita che si fallisce, vediamo allontanare l’obiettivo minimo. che è la permanenza in categoria».

Lei ha visto il Livorno ed il Siena. Chi è secondo la sua opinione la più forte?

«Se devo essere sincero, il Livorno è superiore. Però, subito dietro c’è il Siena pronto a saltargli addosso».

Cosa la impressiona di più del Livorno?

«Il percorso importante che hanno fatto, a parte il periodo di difficoltà dell’ultimo scorcio. Gli amaranto, hanno fisicità e qualità. Tanti giocatori li conosco e sono elementi da serie B».

E’ un campionato pazzo, sembra che nessuno voglia vincerlo. Dipende dalla paura di affermarsi che attanaglia le prime della classe o piuttosto è merito delle avversarie?

«Nessuno approfitta degli scivoloni delle altre. Il Livorno che perde in casa col Monza (che nessuno menziona più di tanto ma è una bella realtà), la Robur che fa altrettanto a Pontedera. Ma la spiegazione è semplice. Questo è un campionato equilibrato. Non esiste partita dall’esito scontato. Specialmente da quando si è entrati nel girone di ritorno. Dove, la classifica conta fino a un certo punto e una squadra di bassa classifica, che nulla regala perché niente ha da regalare, può far punti con le più attrezzate. Una storia di sempre, ma che in questo girone si rinnova spesso perché tutte le squadre hanno buoni giocatori».

Chi riuscirà a strappare la promozione diretta?

«Voglio pensare che sia il Livorno. Da mercoledì, sarò un tifoso della mia ex squadra. La serie cadetta ve la meritate tutta. Per il torneo da protagonisti che avete fatto e anche per la piazza. Che non merita la C».

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