Gioco
«Picchi come un fortino I nostri tifosi saranno la vera arma in più»
LIVORNO. «Questa partita sarà più semplice di quelle con Siena e Viterbese? Macché. L'unico nostro piccolissimo vantaggio è il fatto che giochiamo in casa, ma non tanto perché loro devono venire a...
LIVORNO. «Questa partita sarà più semplice di quelle con Siena e Viterbese? Macché. L'unico nostro piccolissimo vantaggio è il fatto che giochiamo in casa, ma non tanto perché loro devono venire a Livorno, ma perché il Picchi è il nostro fortino e qui abbiamo il nostro pubblico. I tifosi saranno la nostra arma in più».
È carico Luciano Foschi alla vigilia di un match delicatissimo per il Livorno. Quella di stasera, infatti, è la prima sfida del trittico ravvicinato Monza-Arezzo-Olbia che potrebbe decidere la stagione degli amaranto. Ma il mister a questo non vuole pensarci. «Io non parlo mai al plurale – spiega – e per me c'è solo “la partita”, mai “le partite”. Esiste solo il Monza Dobbiamo entrare nella mentalità per cui ogni passaggio, ogni tocco di palla e ogni azione può essere determinante per andare in serie B».
Come sta la squadra?
«Stiamo lavorando bene. Ho fin da subito trovato una grandissima partecipazione, probabilmente all'inizio erano un po' frastornati, ma era normale visto il periodo negativo che stavano vivendo. Ma ora i ragazzi hanno reagito. Sappiamo che se giochiamo in un certo modo, possiamo raggiungere ogni obiettivo, altrimenti no».
Proprio come è accaduto a Viterbo...
«Esatto. Nel primo tempo abbiamo giocato benissimo, poi però nella ripresa abbiamo smesso di fare le cose che volevo e ci siamo accontentati di gestire il risultato, anche grazie a un punteggio che ce lo permetteva.
Ha paura del Monza?
«Paura no, ma sono una squadra importante. Sono un gruppo che da 2 anni gioca insieme, hanno meccanismo rodati e sono difficili da affrontare. Non ci deve neanche sfiorare l'idea che sia più semplice giocare con il Monza, rispetto che con il Siena».
Con 16 punti il Livorno è in serie B. È presto per fare i conti?
«Sì. Noi dobbiamo solo pensare a portare a casa il risultato. Quando torni negli spogliatoi e chiedi quanto hanno fatto gli avversari, significa che non hai vinto...».
Bruno o Giandonato?
«Non parlo di formazione né di giocatori. Io sono orgoglioso di tutto il gruppo, a prescindere da chi gioca. Anzi, chi sta in panchina non è certo a teatro e segue la partita attivamente, scalpitando nella speranza di entrare. E la dimostrazione è che quando segniamo, tutti si alzano e vanno ad abbracciare chi ha fatto gol in campo».
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