Gioco
L’incontenibile Murilo «Ora riprendiamoci tutto»
Due gol, un rigore conquistato, 11 reti in stagione: se c’è con la testa, è devastante «I meriti sono della squadra. E non finisce qui, voglio 7 vittorie per uscire dalla C»
LIVORNO. “C’è linea? Qui prende?”. Ormai è tutta una questione di connessione. Ovunque. Anche in campo. Anche e soprattutto per Murilo Otávio Mendes, il ragazzo (perché ha appena compiuto 23 anni, mai dimenticarlo) croce e delizia del Livorno. L’abbiamo detto e lo ripetiamo: se entra in campo con la testa connessa con le gambe, è devastante. Tantopiù in serie C dove, insomma, non è che questi difensori avversari siano guardie svizzere.
LO STRAPPO. Due gol e un rigore conquistato nel giro di 24 minuti hanno annientato la Viterbese. Prima un destro millimetrico sul secondo palo, poi un colpo di testa prendendo d’infilata il difensore, infine un controllo di classe all’interno dell’area. Tre azioni nelle quali Murilo ha messo in campo il meglio di sé: la tecnica, la capacità di attaccare gli spazi, l’atletismo ma soprattutto la voglia di mordere la partita. Il giorno che il ragazzo di Belo Horizonte trova continuità a livello di atteggiamento e di testa, diventerà giocatore di ben altra categoria.
«I gol non sono stati casuali - confida - il nostro gioco è fatto di azioni provate e riprovate in allenamento. E adesso siamo tornati finalmente a raccogliere per quanto lavoriamo. Ho segnato io ma non darmi troppi meriti, è giusto dividerli con la squadra». Bravo “Mu”.
DA SOTTIL A FOSCHI. Un altro Livorno è possibile. Diverso da quello di Sottil, con distanze in campo e concetti di calcio che forse neanche si assomigliano. «Ma in realtà - commenta Murilo - noi non abbiamo mai spesso di giocare. Purtroppo c’è stato un periodo nero e siamo finiti dentro a una situazione che dispiace a tutti». Già, fino all’esonero di Sottil. «Sì, ma adesso io voglio guardare solo avanti. Tutti vogliamo guardare avanti».
PRENDIAMOCI TUTTO. C’è un concetto che Murilo ti spara dritto, con gli occhi sicuri e lo sguardo di chi non bluffa. «Io e tutti noi vogliamo riportare il Livorno da dove non doveva mai uscire». Fa una certa impressione sentirlo dire da un ragazzino che forse non conosce molto della nostra storia, che talvolta ci aveva pure dato la sensazione di essere una scheggia impazzita.
Come quella volta contro il Piacenza, quando si prese il pallone all’ultimo minuto per calciare un rigore che non gli spettava. E lo sbagliò. Finì male, anche nello spogliatoio. Stavolta “Mu” si è aggirato intorno al dischetto, ha visto Vantaggiato che si avvicinava e gli ha fatto spazio, non prima però di averlo abbracciato. Come a dire «vai Daniele, segna per me». A volte certi gesti e certi atteggiamenti valgono più di un gol segnato in rovesciata.
UNDICI E SETTE. E così adesso sono 11 i gol segnati da Murilo, secondo cannoniere amaranto dopo Vantaggiato (15 centri).
Non sono affatto pochi 11 gol, ad esempio Gonzales ne ha fatto solo uno in più, mentre il senese Marotta è fermo a 11. E non scordiamoci che Murilo ha fatto anche un bel po’ di panchina, perché nel 4-2-3-1 di Sottil gli esterni alti erano spesso Valiani e Doumbia.
Undici e sette sono i numeri di Murilo. «Sette sono le partite che mancano alla fine, sette sono le partite che dobbiamo vincere. Siamo padroni del nostro destino, il Siena è una squadra forte ma la matematica dice che se noi facciamo il pieno allora il campionato è nostro. Tocca a noi combattere per regalare questa gioia ai nostri tifosi».
L’INFORTUNIO. L’uscita dal campo anzitempo, toccandosi la coscia, ci aveva un po’ preoccupato. Di infortunati ne abbiamo sin troppi. «No, niente di preoccupante. Ho preso un po’ di botte, quelli della Viterbese iniziavano a usare le maniere dure, ma non è niente di serio. Penso già al Monza». Anche noi caro “Mu”. Non vediamo l’ora. E se tu entri in campo “connesso”, siamo anche molto più fiduciosi.
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