Il Tirreno

Livorno

È un Livorno che ci fa sognare

DI ALESSANDRO BERNINI
È un Livorno che ci fa sognare

Ormai è duello col Siena: e non c’è tempo per rifiatare, giovedì (ore 20.30) arriva il Monza

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Fa une certa impressione riguardare adesso il nostro cammino delle ultime settimane. Così fragili e indifesi (nel senso...senza difesa) contro squadre di bassa fascia come Cuneo, Pontedera e Pro Piacenza, e adesso d’improvviso capaci di strappare 6 punti a Siena e Viterbese che sono senza dubbio tra le quattro più forti del campionato.

C’è stato un filo logico che ha unito le ultime due vittorie: la capacità di difendersi per almeno 30-35 minuti nel secondo tempo. Col Siena per far tesoro del gol di Valiani, a Viterbo per arginare la reazione della Viterbese dopo la loro rete del 3-1. Non c’eravamo abituati. Nel senso: il Livorno con Sottil era solito fare almeno il 60-65% di possesso palla, con gioco spumeggiante fino a dicembre e con manovra sterile negli ultimi due mesi e mezzo. Poi agli avversari bastavano un paio di azioni e zac, ci punivano. Non poteva essere solo sfortuna. A volte ha pesato l’atteggiamento troppo molle della squadra (come a Piacenza), ma indubbiamente c’era anche un problema tattico, di distanze come sostiene Foschi.

A nostro avviso il Livorno non sapeva difendersi. Era quasi un onta stare dietro, come se fosse contronatura. Invece non è così. Contro Siena e Viterbese si è visto che difendersi con ordine, saper resistere, alzare anche una diga davanti alla difesa, è una virtù alla quale una grande squadra non può rinunciare.

Oggi il Livorno ha imparato a soffrire. Lo fa coi difensori, con i terzini, con i centrocampisti, forse deve farlo un po’ meglio con gli attaccanti (sabato Manconi e Montini sono entrati dalla panchina dando poco). E se impara ad essere anche un po’ più cinico nelle ripartenze, allora siamo a cavallo.

Adeguarsi, leggere e cavalcare i vari momenti di una partita è vitale. Il Livorno ormai era diventato un libro scontato, letto e riletto, e forse a Sottil è mancata la capacità di trasformarsi, di cambiare in corsa. Foschi per ora ha deciso di giocarsela con un play capace di servire le punte anche coi lanci (Giandonato) togliendo un mediano (Bruno), senza paura di arretrare di qualche metro il baricentro. È un nuovo Livorno. E questa aria fresca ci piace.

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