Italia
«Umiliati da squadrette, ci serviva una scossa»
Il presidente e la rivoluzione: «Era una vergogna, ora chi non lotta va fuori rosa Sottil ha fatto troppi cambi, Foschi ci farà divertire. E io volevo Diamanti»
LIVORNO. Presidente, come è maturata l’idea di questa rivoluzione?
«La sconfitta di sabato a Piacenza fa il paio con quella casalinga con il Cuneo. In quelle due giornate sono state scritte pagine tristi della storia del Livorno. Siamo stati umiliati e subìre certe sconfitte non è nel mio Dna».
E così ha fatto piazza pulita: via tutti.
«Calma. Io ho mandato via solo Sottil».
Beh, diciamo che ha creato le condizioni affinché Pecini e Facci se ne andassero...
«Si riferisce al ritorno di Signorelli?».
Esatto.
«Da quando mandai via Elio, nel novembre del 2015, non ne abbiamo indovinate molte. Quando c’era lui eravamo in serie A o in una dignitosa serie B e non abbiamo mai vissuto situazioni come quella di quest’anno. Ora dobbiamo riportare senso di appartenenza e amor proprio in tutto l’ambiente».
Pensa che Signorelli sia in grado di fare tutto questo?
«Sì. Mi fido di lui e delle scelte che farà. Da ora in poi, però, anche io tornerò ad occuparmi del Livorno».
Significa che a cominciare dal Siena sarà allo stadio?
«Sì. Si torna all’antico. Cercherò di essere più presente anche agli allenamenti. Ho chiesto la disponibilità al mio amico Silvano Siri di tornare nel consiglio di amministrazione e lui ha subito accettato. Torneremo anche in trasferta insieme. La prima cosa che voglio fare è capire che cosa è successo negli ultimi due mesi perché questo calo è inspiegabile».
Che cosa imputa a Sottil?
«Secondo me nell’ultimo periodo ha cambiato troppi giocatori. Ai tempi del Genoa, Bagnoli vinse un campionato con tredici giocatori e non cambiava mai la squadra che vinceva. Nell’ultimo periodo ho visto troppe rivoluzioni e questo non ha giovato alla squadra. E poi a gennaio il gruppo non è stato rinforzato come avremmo dovuto».
Pensa a Diamanti?
«Non ne parliamo più. Io lo avrei preso con tutto il cuore. Alessandro sa tutto. Mi ero affidato ai dirigenti che hanno fatto scelte diverse. Ma chi non fa, non sbaglia mai. A chi lavora, invece, capita di commettere qualche errore in buona fede. Perché sia chiaro: qui tutti hanno cercato di fare e di dare il meglio per il Livorno. Adesso spero di aver fatto la scelta giusta».
Non è un azzardo cambiare tutto alla vigilia della partita dell’anno?
«No. Non sono affatto spaventato anche perché abbiamo preso un ottimo allenatore».
Sì, ma Foschi non può far miracoli in poche ore, non crede?
«Può darsi, ma lui è già stato qui a fare il secondo ai tempi di Di Carlo per cui conosce bene l’ambiente. Non solo. È un tecnico di categoria che conosce i giocatori e la squadra. Infine, vi ricordate come giocava il suo Renate l’anno scorso? Vi ricordate quando ci fece penare nella partita secca di playoff all’Ardenza? La sua squadra praticava un ottimo calcio e io adesso ho voglia di vedere il Livorno che gioca bene a calcio e non fornisce prestazioni orrende come quelle con il Cuneo e il Pro Piacenza».
Che tipo d’impatto si aspetta da Foschi?
«Deve scegliere i giocatori che stanno bene. Chi non rende deve stare fuori. Chi non ha l’atteggiamento giusto non deve giocare. Detto questo, non ho nessuno intenzione di ingerire nel suo lavoro. Le questioni tecniche solo di sua esclusiva competenza».
Suo figlio Roberto si era avvicinato alla società. Come sta vivendo questa fase?
«È amareggiato tanto quanto me. Ora però dobbiamo ripartire. In quanto proprietari del Livorno ci assumiamo la responsabilità di quanto è accaduto e, come detto, cercheremo di capire come è stato possibile dilapidare in poche settimane tutto quel vantaggio accumulato nella prima parte del campionato».
E dai giocatori quale reazione pretende?
«Non voglio vedere atteggiamenti sbagliati in campo. È inutile fare dichiarazioni d’amore a un allenatore e poi fornire prestazioni come quella di sabato a Piacenza. E poi devono essere messi al bando gli isterismi in campo. Bisogna stare tranquilli e lottare. Chi non lo fa sarà messo fuori rosa. Su questo sarò intransigente».
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