Il Tirreno

Livorno

103 volte in A Maurito fra gol ricordi e record

di ANDREA ROCCHI
103 volte in A Maurito fra gol ricordi e record

10ICARDI. Chi è afflitto da Interismo, come il sottoscritto, convive ormai da mesi con confezioni di Maalox sul comodino per curarsi una gastrite cronica da gioco e risultati. Poi, dopo una raffica...

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10ICARDI. Chi è afflitto da Interismo, come il sottoscritto, convive ormai da mesi con confezioni di Maalox sul comodino per curarsi una gastrite cronica da gioco e risultati. Poi, dopo una raffica di domeniche angoscianti, arriva l’inaspettato. Per di più su un campo ostico come Marassi. Pressing alto, manovra fluida, rapporto occasioni-finalizzazioni da giocare in borsa. Dov’è finita l’Inter abulica e svogliata di questo inverno? Poi c’è Mauro Icardi. Il bomber nerazzurro si sveglia dal letargo e cala il poker sul tavolo blucerchiato. Erano 71 giorni che non segnava, complice certo anche il fastidioso infortunio ma pure un’involuzione del centrocampo ed una latitanza da “Chi l’ha visto” sulle fasce presidiate dai desaparecidos Candreva-Perisic. Oggi l’argentino ha timbrato 103 sigilli in serie A, è il più giovane negli ultimi 55 anni a vantare il record (il sesto attaccante da sempre) e bussa deciso alla porta dei top cannonieri (Immobile è avvertito). Segna da ex, alla Samp che l’ha lanciato e ha creduto un lui (Garrone docet) dopo che Guardiola l’aveva scaricato dal trampolino Barca. Spalletti lo ha recuperato anche grazie ad una terapia “bastone e carota”. Ora basta pause. Luci a San Siro. Fateci buttare nell’immondizia queste maledette compresse antiacidità. Vamos Maurito. Risorto.

9ILICIC. Nell’universo Dea, fantastica, brilla l’astro del croato. Josep Ilicic delizia la platea con numeri d’alta classe, trascinatore (col Papu) di un’Atalanta formato Europa. Bravo Gasp – ci ripetiamo – a plasmare una compagine quasi perfetta, ma chapeau al centrocampista offensivo (o attaccante di manovra, chiamatelo come volete), che dà sfoggio di precisione, potenza e tecnica. E poi quando segna al sette scivolando col piede d’appoggio, significa che avrebbe visto la porta anche bendato. Sarà anche discontinuo, ma… Sopraffino.

8SPAL. A far perdere le staffe ad Acciuga c’ha pensato un altro toscano, classe ’67 come il livornese, Leonardo Semplici da Firenze. La sua Spal ha centrato l’impresa della giornata nell’anticipo di sabato fermando la capolista. Una prova di maturità verso la salvezza ma soprattutto una squadra che – come ha detto il suo mister a fine gara – ha mostrato grande personalità. Certo, si è difesa. Ma non è quasi mai stata in pericolo di fronte a Dybala e compagni. Compatta.

7ALLISON. A volte ci sono gesti che valgono più dei gol. Almeno due sono stati fondamentali perché la Roma uscisse dallo Sciba con i tre punti in saccoccia. Sono quelli di Allison che non finisce mai di stupire. E’ già stato protagonista di questo pagellone e torna ad esserlo oggi perché a Crotone l’estremo difensore giallorosso è stato decisivo. Soprattutto quando ha “ipnotizzato” Trotta, parata che vale più di una rete. L’ultimo club che sta facendo un pressing per guadagnarsi i guanti del brasiliano, guarda caso, è un certo Real Madrid. Fenomeno.

5BENEVENTO. L’insufficienza solo per come ha gestito (anzi, non ha saputo gestire) gli ultimi 5 minuti della gara con il Cagliari. In vantaggio, i sanniti si sono visti rimontare dopo aver condotto con merito la partita per più di 80 minuti, creando gioco e occasioni. Tre punti persi che possono costare cari nella corsa salvezza. Distratto.

6GATTUSO. Un “Ringhio” d’onestà. Nel dopopartita col Chievo Gattuso confessa che senza il Var, ieri, non avrebbe vinto. «Negli episodi dubbi, ci aiutato», ha detto l’allenatore del Milan. Ed è stato così. Il chievo visto ieri avrebbe potuto ottenere il pareggio, Ma tant’è. Onesto.

4SAMPDORIA. L’Inter, è vero, non ha sbagliato niente. Ma quanta poca Samp nell’ora di pranzo...Alla fine vince il realismo di Giampaolo: evidentemente i valori sono questi. Anche una stoccata alla società: se ogni anno vendi i migliori...Tutto vero, però ieri è stato buio totale. Non pervenuta.

3ODDO. Arriva la quinta sconfitta consecutivca nell’anticipo di sabato per l’Udinese superata al Friuli dal Sassuolo. Fortuna che la classifica è tranquilla ma Oddo deve cambiare qualcosa. Involuto.

2PECCHIA. Impietosa l’inquadratura della telecamera Sky al Bentegodi che mostra uno striscione nella curva scaligera con su scritto “Pecchia vattene”. Il feeling fra il campano ed i veneti non è mai scoppiato. Le cose non miglioreranno certo dopo la scoppola interna con l’Atalanta. E’ la città di Romeo e Giulietta, ma lui non è sotto il balcone. Mai amato.

1TORINO. Il vecchio cuore granata non batte più. Fa freddo a Torino e non è solo una questione atmosferica. Mazzarri s’inalbera quando gli vien fatto notare che dal ko nel derby il suo Torino non si è più ripreso. Ma è così. Quella di ieri è la quarta battuta d’arresto in serie. E allo stadio va in scena una dura contestazione nei confronti di giocatori e presidenza. Dopo la sconfitta con la Fiorentina c’è stata una riunione urgente fra il presidente Cairo, il diesse Petrachi e lo stesso Mazzarri. Dalle secrete stanze, tuttavia, solo silenzio. Forse non era solo colpa di Mihajlovic. Questo Toro non è da arena. Spento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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