Gioco
Il sogno di Anconetani diventa realtà nel football americano
Etruschi e Storms si uniscono e nasce la Pisorno della palla ovale Campo a Shangai, obiettivo far innamorare i bimbi di questo sport
LIVORNO. Pisa e Livorno, una squadra insieme? Là, dove si arenò la provocazione di Romeo Anconetani per il calcio, hanno saputo fare due società di football americano. Gli Etruschi Livorno e gli Storms Pisa.
Non si chiama Pisorno, ma West Coast Riders. Che domani cominciano l’avventura nel campionato di seconda divisione (serie B) con la trasferta sull’insidioso campo del Barletta.
Una franchigia che realizza un sogno nato 30 anni fa, quando, un gruppo di giocatori livornesi si unì a un gruppo di Pontedera, di scuola pisana, grazie all’intuizione di due presidenti che si incontrarono e decisero di fondere le due realtà. Si chiamava Etruschi Pontedera e dette materiale umano agli allenatori per creare un gruppo molto forte, al punto che fu vinto il campionato di A2. A fine stagione però, problemi fra dirigenti fecero naufragare tutto. La società fu chiusa.
Nicola Minervini, presidente degli Etruschi Livorno, confida: «Di quello splendido gruppo facevamo parte sia io che Antonio Adori, attuale numero uno degli Storms. Molti di noi alla fine emigrarono altrove. Alcuni a Firenze, vincendo un campionato, altri a Grosseto. Fra gli esponenti di maggior spicco, figuravano elementi di primo piano, come Matteo Dinelli, capo allenatore oggi dei West Coast Riders». Gli Etruschi, dopo varie peripezie, si sono ricostituiti nel 2014, e, Minervini, con Adori, sempre rimasti carissimi amici, hanno pensato di rispolverare il progetto. E di farlo decollare definitivamente questa volta.
Come avete fatto?
«E’ partito il lavoro ai fianchi dei nostri allenatori, un po’ troppo presi dal campanilismo e che non vedevano di buon occhio una simile iniziativa. L’occasione è arrivata dopo l’epilogo della scorsa stagione. Con Pisa in seconda divisione da tre anni, gli Etruschi un po’ più indietro per motivi di programmazione e consolidamento, una categoria sotto, ma con molti bravi elementi, pronti ormai a cimentarsi a livello superiore. Insomma, due realtà belle, ma alle quali, forse, mancava qualcosa per definirsi compiute. Grosso merito, va ai tecnici, in particolare Paolo Campora, Antonio Mertoli, Jacopo Pardini (anche giocatore, ex Guelfi Firenze e da un anno tornato a Livorno), Emanuele Altobel, Marino Gragnani (preparatore atletico e uno della vecchia guardia), Marco Orsolini (Etrusco dal primo allenamento, uno che è stato un centro fortissimo a livello italiano e che sta trasferendo la sua tecnica sulle linee d’attacco con grande passione) e Gabriele Gabbani, pisano ma da sempre giocatore di Livorno ed attualmente capo allenatore della difesa. Tutti quanti, in breve tempo, si sono accorti che la strada della fusione era giusta. Si è creato quindi un clima fantastico, goliardico (perché gli sfottò ci sono ancora), e dai grandi valori sportivi».
E c’era da scegliere il nome. Pisorno, però, suonava male...
«Sì, un lavoro di brain storming, ed ecco che il nome alla fine lo abbiamo fatto scegliere ai protagonisti del campo, i giocatori. Che hanno deciso pure i colori: grigio e nero. Colori sobri, eleganti. Come vogliamo essere noi. Facendoci notare, semmai, per cosa riusciremo a produrre sul campo, facendo leva sulle nostre fondamenta tecniche che, nel tempo, son sicuro, emergeranno».
Campo di casa, a fasi alterne (perché la metà delle partite si giocheranno a Pisa), Shangai.
«Abbiamo una bella struttura qui in città - continua Minervini -, che condividiamo con una squadra di amatori di calcio, l’Atletico Etruria, una struttura fruibile grazie alla sensibilità dell’assessore allo sport Andrea Morini, grazie ai dirigenti dell’ufficio sport Bendinelli e Repetti. Qui, gioca la prima squadra, ma facciamo un bel lavoro a livello giovanile e di reclutamento nelle scuole. Dove il campo è a disposizione di tutti. Per feste di quartiere come lo scorso aprile, per ricevere i ragazzini che non devono passare dal buco della rete al sabato pomeriggio o alla domenica per farsi una partita a calcio, ma tranquillamente passare dall’ingresso principale. Questa, sia ben chiaro, è la casa di tutti quelli che vogliono venire. Chissà, che col tempo, non venga voglia a tanti, di lasciare da una parte il pallone rotondo e provare a tenere in mano uno ovale dei nostri».
Domenica, la prima di campionato.
«Si va a Barletta, contro una squadra sicuramente forte, reduce dai playoff della scorsa stagione. Si parte sabato (domani, ndr) mattina alle 6, si gioca alle 20,30, modello trasferte del calcio eroico, la squadra non sarà freschissima dopo 10 ore di viaggio. Ma cercheremo di mantenere alta la concentrazione. Far esplodere la nostra energia accumulata in questi mesi di esaltante attesa. Se poi fosse sconfitta, non ne faremo un dramma».
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